Giunta annulla la sua delibera e dice no al centro commerciale ex Lanerossi

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“Annulliamo in autotutela la nostra delibera di Giunta del marzo scorso e con questo atto il procedimento è chiuso”. Accompagnando queste parole con il gesto plateale ma efficace di chiudere materialmente la planimetria (stesa sul tavolo) dell’intervento progettato dal gruppo Marzotto nell’area ex Lanerossi in Zona Industriale, il sindaco di Schio Valter Orsi stamattina, presente la Giunta Comunale al completo, ha annunciato ai media una decisione che farà scalpore e potrebbe diventare un caso-pilota unico nel suo genere.

Con la decisione “presa con coraggio e assunzione di responsabilità da parte di tutti gli assessori” (contro cui Immobili e Partecipazioni del gruppo Marzotto, proprietaria dell’area, facilmente farà ricorso), l’amministrazione comunale di Schio chiude quindi le porte al progetto di trasformare la ex Lanerossi  in un enorme polo commerciale (per 50 mila metri quadrati) e artigianale-industriale (per altri 80 mila) per un complessivi 130 mila metri quadrati di intervento.

La vicenda, iniziata a maggio dell’anno scorso con la presentazione da parte dei privati del Piano Urbanistico Attuativo (il cosiddetto Pua) su cui l’amministrazione doveva esprimersi, è particolarmente complessa e giocata sul filo di provvedimenti e corrispondenze fra proprietari e amministrazione: da una parte c’è il Comune che ha tentato con tutti i mezzi – essendo comunque il progetto legittimo – di contenere gli effetti che il maxi polo commerciale avrebbe avuto sulla città, non solo da un punto di vista commerciale ma anche urbanistico e ambientale; dall’altro i proprietari, ben intenzionati a non rimanere incastrati nella ridda di prescrizioni date dalla Giunta Orsi per l’approvazione del Pua.

Il Comune in sostanza contesta ai privati di non aver risposto alle richieste precise di adeguamento del Piano stesso (una carta che però l’amministrazione comunale per legge può utilizzare però una sola volta). Richieste alle quali –a detta di Orsi – Immobili e Partecipazioni ha risposto riproponendo in sostanza gli stessi contenuti o con documentazioni non pertinenti. “Non potevamo bocciare il piano, in quanto seguiva le normative, ma non potevamo neanche tacere lasciando che alla scadenza dei 75 giorni previsti dalla legge fosse considerato approvato. Abbiamo quindi scelto una via intermedia, che è quella di annullare la nostra precedente delibera del 16 marzo scorso in autotutela” spiega Orsi.

Erano ben 16 le prescrizioni indicate dal Comune di Schio e andavano da richieste di aggiornamenti dei documenti alla richiesta di adeguamento in particolare per aspetti ambientali, viabilistici e l’impatto idro-geologico. “Il proponente non può dirmi dopo l’approvazione come intende rispettare queste prescrizioni, deve farlo prima. Abbiamo scelto una strada coraggiosa. Mi chiedo che senso abbia che una amministrazione possa intervenire e mettere dei paletti sui piccoli piani urbanistici se non può intervenire su progetti grandi come questo” ha spiegato Orsi, che ha voluto al suo fianco stamattina il legale del Comune, l’avvocato Umberto Poscoliero. Quest’ultimo ha confermato che i rapporti con la Immobili e Partecipazioni “non sono stati lineari dall’inizio ed è pendente anche un loro ricorso, presentato lo scorso 9 agosto al Presidente della Repubblica, nel quale si impugna la delibera di adozione del Pua affermando che essa è illegittima e non vincolante.

Val la pena di ricordare che per la parte commerciale  del progetto la competenza non è in capo al Comune ma alla Regione, tanto che Immobili e Partecipazioni ad agosto aveva già presentato in autonomia a Venezia la pratica per la Valutazione Ambientale Strategica.