Incidenti di Piazza San Carlo a Torino: in arrivo decine di avvisi di chiusura indagine

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A cinque mesi dalla tragica notte di Torino in cui durante la proiezione su maxi schermo della finale della Juventus in Champions League una serie di ondate di panico provocò oltre 1.500 feriti e la morte di una donna, la procura piemontese si prepara a notificare una ventina di avvisi di chiusura indagini.
Nel mirino i vertici cittadini. Decine di nuovi avvisi di garanzia sono pronti per essere notificati al Comune, alla Questura, ai Vigili del fuoco e alla Prefettura. E’ molto probabile che anche la sindaca che aveva le delega sulla sicurezza sia tra queste. Per il resto tutte sotto accusa le istituzioni che avrebbero potuto concretamente evitare la tragedia di quella notte e che non lo hanno fatto, consentendo per esempio la vendita di bevande in bottiglia sin dal pomeriggio di quel 3 giugno. E proprio i cocci di vetro sono stati l’arma con cui si sono tagliati molti del 1526 feriti.
L’altra causa è stata la calca scatenata non si sa ancora oggi con precisione da cosa. Nella fuga dalla piazza dei trentamila spettatori molti sono rimasti schiacciati dalla folla o compressi contro le transenne. Proprio la forte compressione è  stata la causa della morte di Erika Pioletti, l’impiegata di Domodossola deceduta dopo 12 giorni di agonia. Le indagini sono coordinate dai pubblici ministeri Antonio Rinaudo e Vincenzo Pacileo. I pm si sono avvalsi di una consulenza tecnica ma, soprattutto, hanno sentito in questi cinque mesi, con l’aiuto degli uomini della digos, centinaia di testimoni.
Per ora nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo e lesioni gravissime sono iscritti in due: il presidente e il direttore di Turismo Torino, l’ente organizzatore della serata: Maurizio Montagnese e Danilo Bessone. Poi c’è anche la sindaca Chiara Appendino, ma per un reato diverso: le lesioni più lievi.