Omicidio Caccia: ergastolo per l’esecutore materiale Schirripa

E’ stato condannato all’ergastolo Rocco Schirripa, ex panettiere calabrese di 64 anni, considerato l’esecutore materiale dell’omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia, assassinato dalla ‘ndrangheta la sera del 26 Giugno del 1983 sotto casa sua in via Sommacampagna nel capoluogo piemontese.
La sentenza della Corte d’Assise di Milano arriva oggi al termine di un processo ripartito “da zero” nel luglio 2016 a causa di un vizio di forma, dopo l’arresto di Schirripa nel dicembre 2015 a oltre 30 anni di distanza dai fatti. Dopo le dichiarazioni spontanee lette in aula dall’imputato, la Corte d’Assise si è ritirata e dopo sei ore di camera di consiglio ha deliberato il verdetto finale dell’ergastolo. Soddisfatto il pubblico ministero Marcello Tatangelo, che ha lasciato l’aula immediatamente dopo la lettura della sentenza, e soddisfatti anche i familiari del procuratore ucciso dalla mafia, i quali tuttavia si augurano che si continui ad indagare sull’intera vicenda, che presenta ancora numerosi misteri. Il difensore di Schirripa, Basilio Foti, parla invece di una sentenza scontata, ma che rappresenta solo il primo tempo di una lunga partita ancora da giocare.
Per l’omicidio di Bruno Caccia era stato già condannato in via definitiva come mandante Domenico Belfiore, ex capo dell’omonimo clan mafioso. Ruota proprio attorno agli affari delle cosche calabresi trapiantate a Torino, appartenenti al clan Belfiore, l’impianto accusatorio, secondo cui il procuratore Caccia, che non si era mai piegato alla corruzione e aveva anzi reagito ai tentativi di “avvicinamento” dei mafiosi, sarebbe stato eliminato proprio perché ostacolava gli affari di riciclaggio del clan nel ricco Nord Ovest.
Schirripa oggi in aula ha letto poche pagine scritte di suo punto: “Per protestare contro questa messa in scena, questa farsa che lascerà liberi i veri responsabili, ho deciso che da oggi farò lo sciopero della fame. Consapevole di tutti i rischi che questo comporta. E dispiaciuto soltanto per la mia famiglia”.
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