Omicidio Elisa Pomarelli, spunta un filmato che indicherebbe il luogo dell’omicidio

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Omicidio Elisa Pomarelli, spunta un filmato estratto dalla telecamera di sorveglianza di una ditta a pochi metri dall’abitazione di Massimo Sebastiani che avrebbe immortalato alcune fasi dell’aggressione mortale alla 28enne piacentina. Si è trattato di uno strangolamento, modalità che spiegherebbe l’assenza di tracce ematiche sia sul luogo del ritrovamento del cadavere che nel bagagliaio dell’auto dell’uomo. La ditta dove è avvenuto l’omicidio, sarebbe proprio quella dove Sebastiani lavorava.

Il ritrovamento delle immagini ha spinto a suo tempo gli inquirenti a cambiare il capo d’imputazione di Sebastiani da sequestro di persona a omicidio. In giornata è attesa anche l’autopsia sul corpo della giovane donna.
Per portare il cadavere della 28enne sulle colline e seppellirlo, Sebastiani lo avrebbe caricato nel portabagagli dell’auto e probabilmente, quando le telecamere di una stazione di servizio lo hanno ripreso mentre faceva rifornimento, Elisa era già morta ed era dentro il bagagliaio della vettura.

Elisa Pomarelli aveva conosciuto Massimo Sebastiani qualche anno fa. Lavorava come impiegata nell’impresa di assicurazioni del padre e aveva un ufficio alla periferia della città emiliana. Proprio sul luogo di lavoro Sebastiani l’aveva incontrata per la prima volta, e tra i due era nata una profonda amicizia. La passione che la 28enne aveva per la bella campagna piacentina e per le colline avevano permesso all’operaio 45enne di approfondire il loro rapporto: Sebastiani infatti in quelle compagne ci viveva da sempre, nel tempo libero faceva il boscaiolo e conosceva quei posti come le sue tasche.

Tanti i selfie scattati insieme a lui che gli inquirenti hanno trovato sul cellulare di quello che poi è diventato il suo assassino. Elisa aveva anche tante amiche e due sorelle, Francesca e Debora. Un bel rapporto con la sua famiglia, la vicinanza agli ambienti per i diritti gay, e un grande ottimismo di fondo nei confronti della vita: “Le persone buone non si sono proprio estinte, esistono ancora” si legge in una dei suoi post su Facebook. E di Massimo si fidava.