Pisa, maltratta le figlie perché rifiutano nozze combinate. Primo arresto con Codice Rosso

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Picchiate, maltrattate e segregate dal padre perché fidanzate con uomini diversi da quelli a cui lui le aveva vendute in cambio di denaro. Per questo un uomo di origine bosniaca e di etnia rom è stato arrestato dalla Polizia di Pisa con l’accusa di induzione al matrimonio. Si tratta del primo caso di fermo grazie al cosiddetto “Codice Rosso”, che ha introdotto questo tipo di reato in Italia.

Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, l’uomo avrebbe maltrattato e segregato le due ragazze, una delle quali poco più che maggiorenne, che lui aveva promesso in spose a due cugini, ricevendo in cambio delle somme di denaro – al momento non ancora quantificate – ma che avevano entrambe rifiutato. Le violenze, che per una delle due sarebbero cominciate sin dalla minore età, non si sarebbero limitate a calci, pugni e umiliazioni, come il taglio dei capelli, ma spesso consistevano in veri propri periodi di segregazione nelle roulotte, dove le sorelle venivano nutrite solo di pane e acqua.

L’obiettivo del padre delle due giovani era, principalmente, quello di impedire alle figlie di frequentare altri uomini al di fuori di quelli a cui erano state vendute, due cugini del campo, con le famiglie dei quali l’uomo aveva già intavolato una trattativa, chiedendo e ottenendo denaro in cambio dell’assenso al matrimonio con le ragazze. Ulteriori aggiornamenti sono attesi nelle prossime ore, quando la procura di Pisa, incaricata dell’inchiesta, spiegherà i dettagli in una conferenza stampa.

Il cosiddetto Codice Rosso, il ddl che dispone le misure per tutelare le vittime di violenza domestica e di genere, è stato approvato dal Parlamento italiano lo scorso luglio. Il premier Giuseppe Conte, che guidava l’Esecutivo, lo aveva definito “uno strumento pensato per aiutare le tante donne che quotidianamente sono minacciate, perseguitate, stalkerizzate, sottoposte a violenze fisiche o psicologiche da ex compagni o mariti, talvolta semplicemente da conoscenti”. Oggi, a poco meno di due mesi dal via libera del provvedimento, è stata eseguita la prima ordinanza di custodia cautelare in carcere nel nostro Paese.