Roma, delitto Piscitelli: si indaga per omicidio aggravato dal metodo mafioso

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Omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso: questa l’ipotesi di reato su cui stanno lavorando i pm della procura di Roma in relazione all’agguato a Fabrizio Piscitelli, noto come  ‘Diabolik’, il capo degli “Irriducibili” della Lazio ucciso ieri sera nella Capitale.

Piscitelli, alle 19 di ieri, era seduto sulla panchina in via Lemonia, al parco degli Acquedotti, insieme al cubano che gli faceva da autista. Presente quando il killer che li ha sorpresi alle spalle ha esploso il proiettile che ha ammazzato il leader degli Irriducibili.

L’uomo è stato ascoltato a lungo dagli agenti della Squadra Mobile sulle tracce dell’assassino fuggito a volto coperto. Diabolik era tranquillo, all’appuntamento al parco senza la solita ‘scorta’ di amici albanesi al seguito, si fidava della persona che avrebbe dovuto incontrare. Lo conosceva, secondo gli inquirenti che hanno passato al setaccio il cellulare della vittima.

Al momento gli inquirenti che indagano sull’omicidio non mettono da parte nessuna pista per quella che appare come un‘esecuzione compiuta da un killer esperto, un “professionista”. Le indagini a 360 gradi non escludono, infatti, il coinvolgimento della criminalità organizzata, sia italiana che estera.

“Piscitelli aveva molti nemici e molti affari con vari gruppi criminali: un personaggio centrale con addentellati con varie realtà anche albanesi”, le ragioni degli inquirenti. La pista privilegiata rimane quella del regolamento di conti per affari o debiti di droga.

Le ipotesi principali, visti anche i precedenti di Piscitelli, al momento sono dunque due: la criminalità organizzata estera, forse albanese, e la criminalità italiana, dati i legami di Diabolik con il clan dei Casalesi. Nel IV Rapporto sulle Mafie nel Lazio, Piscitelli veniva descritto con queste parole: “Elemento di spicco della malavita organizzata romana, contiguo alla famiglia Senese, leader indiscusso degli Irriducibili della Lazio”. Nelle informative dei ros sull’indagine su Mafia Capitale si fa invece riferimento a Piscitelli come ex capo della ‘Batteria di Ponte Milvio’, un gruppo di picchiatori italo-albanesi. Nel 2013 Piscitelli viene accusato di essere al centro di un giro di narcotraffico tra Italia e Spagna. Questi i precedenti che potrebbero spiegare, forse, l’omicidio. Per il momento le ragioni politiche e quelle legate al mondo ultras, proprio per le modalità dell’agguato, vengono tenute in secondo piano dagli investigatori.