“Nessun uso morboso dei social”, Silvia Dalla Vecchia si difende dopo l’assoluzione dell’ex marito

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“Vogliamo vedere le motivazioni dell’assoluzione, che dovrebbero essere pubblicate nel giro di una quindicina di giorni. Se non si conoscono le motivazioni della sentenza, non è possibile capire il perché di questa decisione dei giudici”. Silvia Dalla Vecchia, imprenditrice di Santorso – è general manager nella Omp Group, l’azienda che produce macchine d’avanguardia per la lavorazione e finitura di tubi fondata dal padre Luciano – commenta così l’assoluzione, giunta qualche giorno fa, dall’accusa grave di maltrattamenti e lesioni dell’ex marito Fulvio Drago, 41 anni, di Santorso – anche lui impegnato in azienda come responsabile ricerca e sviluppo. Assoluzione che ha suscitato molto scalpore per i contorni in cui è maturata.

L’uomo infatti era stato allontanato dall’abitazione familiare sette mesi fa con un provvedimento eseguito dai carabinieri, dietro denuncia dell’allora moglie (ora i due sono legalmente separati), che ai militari aveva raccontato maltrattamenti andati avanti per anni che le avrebbero causato un pesante condizionamento emotivo e psicologico. L’imprenditrice aveva anche chiesto un risarcimento per danni valutato in 70 mila euro. Barbara Maria Trenti, giudice per l’udienza preliminare, con rito abbreviato ha però assolto Drago con formula piena “perché il fatto non sussiste” e ha ordinato la trasmissione degli atti al Procuratore capo per un valutare se a carico della Dalla Vecchia possa essere ipotizzata l’accusa di calunnia nei confronti dell’ex marito. Il pubblico ministero Claudia Brunino basandosi sui fatti raccolti dai carabinieri di Schio aveva invece chiesto una condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione.

La tesi della difesa (avvocati Silvia De Biasi  e Silvia Greselin) invece, era – secondo quanto riportato dal Giornale di Vicenza, diametralmente opposta a quella dell’accusa: Dalla Vecchia avrebbe vissuto in una “realtà parallela di bugie, perché dipendente dai social network”. “Io con i social – spiega Silvia Dalla Vecchia, imprenditrice in vista nella vita economica e sociale di Schio, abituata a farsi fotografare anche con persone del calibro di Luca Zaia – ho un rapporto normalissimo, come quello di tante persone. Non mai usato Facebook in modo morboso. L’accusa che mi è stata rivolta dalla difesa è banale e non sta in piedi, la verità è che lui era geloso, lo dimostrano anche i file audio. Il nostro rapporto si è incrinato nel tempo, negli ultimi sette-otto anni, fino all’episodio grave dello scorso dicembre, che ha portato alla mia querela, con offese pesanti davanti ai bambini. In quella occasione mi strattonò la borsetta e mi son lussata il polso, ma evidentemente per il giudice anche la colpa di quella lesione, con una prognosi di trenta giorni, è stata mia”.

L’imprenditrice di Santorso non si spiega quindi l’assoluzione “anche perché l’allontanamento da casa non l’ho chiesto io, ma il giudice dopo aver sentito i carabinieri, senza contare che in dibattimento la questione di come io gestisco i social è stata toccata solo marginalmente. Si parla molto di violenza di genere, ma poi quando arrivano queste assoluzioni si rimane perplessi”.

Nei fatti, al momento, un punto fermo è però che il giudice ha assolto Drago dalle accuse di maltrattamenti e lesioni e in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza – appresa dall’uomo come la “liberazione da un incubo”, secondo quanto riportato dal Giornale di Vicenza – rimangono aperte tutte le domande su quanto sia diventato difficile, oggi, lasciarsi civilmente fra persone che hanno condiviso un pezzo importante delle proprie vite e che in qualche modo si sono volute bene. Forse, anche per imparare a lasciarsi servirebbe una scuola.

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