Da tre anni il punto sullo sport. Auguri Dotsports!

Ascolta l'audio
...caricamento in corso...

Il giornalismo, ma in generale il raccontare un determinato evento, fatto o situazione, è qualcosa di molto difficile ed intrigante. Si deve infatti cercare di ricostruire con precisione nella mente del lettore quello che si è visto, nel modo più oggettivo ma coinvolgente possibile.

Oggi con questo articolo vogliamo fare omaggio ad un amico de L’Eco Vicentino, il giovane thienese Andrea Benedetti Vallenari, che da tre anni ha inventato un modo tutto suo di raccontare un aspetto della nostra società che include milioni di persone: il calcio di provincia.
Andrea, con il suo portale e blog DotSports, il sabato e la domenica si passa tutti i campi della provincia per raccontare le gesta del Rozzampia, piuttosto che Lakota, Thiene, Schio, Montecchio Maggiore, Bassano. Le squadre dove giocano i paladini dei nostri piccoli borghi, fatte di gente “normale”, ragazzi e operai, che mettono in campo la loro passione. Non girano i milioni nei campi di provincia. Girano la voglia di mettersi in gioco, di fare squadra, di essere compagni. Andrea, ottima penna e grande fotografo, racconta tutto ciò, e in quanto amico de L’Eco Vicentino oggi gli facciamo gli auguri per i suoi primi tre anni di attività, nella quale è stato in un certo senso “pioniere”, tanto che molti altri poi hanno ripreso il suo stile.

Andrea, come si sta dall’altra parte della barricata? Tutti vedono i calciatori, i gesti tecnici, i gol che fanno saltare e gridare di gioia. Cosa sente chi documenta tutto?
E’ una sensazione particolare, anzitutto facendo questo lavoro si tende a mettere da parte la soggettività e si tenta di documentare il tutto più oggettivamente possibile, soprattutto per quanto concerne le immagini. I gesti tecnici ed i gol emozionano, ma in una maniera diversa. Molte volte mi capita di fotografare un calciatore che batte una punizione ed un rigore e di non guardare nemmeno dove finisce la palla, così l’obbiettivo rimane fermo sul protagonista in caso di esultanza.

Qual è il segreto di Dotsports, rispetto a tanti altri che raccontano il calcio?
Non penso esista un vero e proprio segreto, penso che la mia pagina e quindi la mia persona nell’ambiente lavorativo abbiano poggiato fin da subito su basi come l’enorme passione tramandatami da mio nonno e mia padre. Altra dote necessaria è l’umiltà seguita da un sapiente uso del “politically correct”. Riprodurre nel lettore la stessa emozione provata sul campo o sul parquet, dare una lettura ulteriore ad un singolo frame fotografico rendendo magari più chiaro ciò che l’occhio vede, ma in realtà non osserva. In conclusione penso che la grossa chiave sia stata far emergere prima di tutto la passione, mantenendo una linea il più possibile originale ed autentica.

Quante partite hai seguito? Quante le foto fatte?
Sono davvero parecchie, in certi weekend mi capita di seguire anche tre eventi ravvicinati, oltre il calcio a 11 dove seguo a giro una partita domenicale a settimana per conto di calciovicentino.it (sito partner de L’Eco Vicentino, ndr), sito diretto e creato da Federico Formisano a cui devo moltissimo, essendo stato il primo a credere in me. Sono anche addetto stampa di una società di calcio a 5, il Città di Thiene, e una di hockey, ovviamente Hockey Thiene, lo sport della mia città. Per andare sulle mere cifre quindi, a partite siamo sicuramente oltre le 250, sulla buona strada per arrivare a 300, mentre per il discorso delle foto diventa davvero complesso. Scatto molte sequenze, quindi è normale per un evento superare i mille scatti, anche di più, penso che dicendo almeno cinquatamila foto, tra inguardabili e pubblicate, non andiamo distanti.

Un momento particolare del tuo lavoro che ti porti nel cuore?
Non è facile catalogare i vari momenti e stilare una classifica, porto dentro diversi frame di questa avventura, ricordo la prima volta che entrai al Mercante di Bassano per fotografare la partita col FeralpiSalò, stesso stadio in cui quest’anno ho potuto documentare il derby col Vicenza. Poi tanti amici sul campo e sulla pista che sono venuti ad esultare davanti al mio obiettivo e quindi in qualche modo con me, bellissimo. Porto nel cuore anche le due partite con le nazionali, under 19 di calcio in occasioni dei playoff europei, e la nazionale maggiore di futsal ad Arzignano.

Qual è il bello del raccontare il calcio dilettantistico? Cioè, rispetto al professionismo il livello è indubbiamente più basso. Cosa rende speciale il calcio della domenica nei campi di provincia?
La grossa differenza è che molte volte posso conoscere la parte umana degli atleti in campo. Conoscere l’uomo prima che l’atleta cambia la lettura di molte cose che accadono in campo. In un movimento calcistico spesso accusato di non essere più genuino, le categorie dilettantistiche raccontano storie. Le rivalità a pochi chilometri di distanza, la varietà di personaggi, da quello che ci crede in maniera esagerata, a quello che magari vive il tutto con un po’ meno pressione.

Ascolta il Radiogiornale di oggi!