Caso nichel-Safond: Sindoca e Calabrò replicano e ribaltano le accuse

In alto da sinistra: Giovanni Calabrò e Riccardo Sindoca. Sotto: Rino Dalle Rive

Continua a tenere banco l’intricato caso del nichel arricchito acquistato dall’azienda Safond Martini di Montecchio Precalcino. Da una parte gli indagati dalla magistratura, dall’altra l’imprenditore vicentino Rino Dalle Rive (avvocato Lino Roetta) che lamenta una truffa milionaria e addirittura minacce alla sua persona. Una “giungla” in cui, ad oggi, risulta difficile districarsi e sulla quale sta indagando il pm Hans Roderich Blattner. In mezzo, un’azienda nella quale lavoravano una sessantina di persone, che sarebbe stata al centro di speculazioni finanziarie e per la quale il 13 luglio il commissario giudiziale (l’azienda è in concordato) relazionerà ai creditori circa l’avviso di gara che scade a fine giugno.

Sul fronte delle indagini per la presunta estorsione e truffa ai danni dell’azienda e del suo ex proprietario, arrivano le versioni e le precisazioni da parte – da un lato – del legale di Riccardo Sindoca e – dall’altro – di Giovanni Calabrò della Calfin Metal Trading. Si tratta dei due principali indagati nel fascicolo sul tavolo del pm Blattner.

Fiorino Ruggio, avvocato del 50enne padovano Riccardo Sindoca in una nota contestualizza le tempistiche delle operazioni, il ruolo effettivo del suo assistito, l’assenza di alcun tipo di rapporto con il venditore (Calfin/Calabrò) ed evidenzia la presenza di “contro” querele di vario genere (ben 17). Dalle Rive, dopo le difficoltà finanziarie legate all’investimento nel salvataggio delle padovane Acciaieria Anselmi (poi fallite gennaio 2017), aveva puntato tutto su una speculazione legata ad un grosso acquisto di “nichel wire”.  “Il contratto di compravendita del nichel si era concluso – spiega Ruggio – da due anni e Safond non ne era ancora in possesso quando l’acquirente contattava il Sindoca, per il tramite dell’avvocato Marco Greggio, con il quale pattuiva un determinato compenso qualora l’operazione per il recupero del bene fosse andata a buon fine. Ne deriva, quindi, che il Sindoca era assolutamente estraneo alle vicende occorse prima del suo ingresso nella vicenda”.

Il ruolo di “intermediazione” di Sindoca sarebbe quindi, secondo tale ricostruzione, del tutto avulso dagli affari di compravendita del metallo. “Sindoca – continua Ruggio – dopo aver verificato la bontà e la liceità del mandato propostogli, anche e soprattutto sulla scorta delle certificazioni che accompagnavano il materiale in oggetto, eseguiva la propria obbligazione, garantendosi previamente in ordine al compenso con l’assunzione della solidarietà da parte del signor Rino Dalle Rive, e con il deposito fiduciario presso una azienda sita in Svizzera, dal caveau della quale è possibile prelevare – ancora oggi – il bene solo con presenza congiunta di Dalle Rive e Sindoca, o per il tramite del fiduciario di entrambi, l’avvocato Giuseppe Di Sera”. Successivamente Sindoca, venuto a conoscenza della querela promossa in suo danno, secondo quanto racconta il suo avvocato ha proposto ben 17 denunce davanti all’Autorità Giudiziaria.

A precisare le rispettive posizioni interviene anche Giovanni Calabrò (48anni, di origini calabresi ma residente a Londra) di Calfin Metal Trading International SA, la società che ha venduto le bobine di nichel a Dalle Rive e che quest’ultimo sostiene abbiano un valore irrisorio rispetto a quanto pattuito. L’accento da Calabrò viene posto sulle operazioni finanziarie poste in essere da Safond Martini e sulle denunce per calunnia presentata a tutela dell’azienda e di Calabrò stesso. “Le vendite del nichel alla Safond Martini sono state effettuate nell’arco di tre anni e sono sempre state deliberate e ratificate dal CdA e dal collegio sindacale della stessa Safond, per quanto di conoscenza della Calfin Metal Trading International SA. Le ragioni dell’insolvenza di Safond Martini, per quanto appreso dalle varie notizie di stampa, pare risiedano altrove, ovvero nell’acquisto della Fonderia Anselmi o probabilmente in operazioni interne allo stesso gruppo Safond, che ad oggi sono sconosciute alla Calfin nella sua veste di mera parte venditrice”.

Non veritiere, secondo Calabrò, sono anche le cifre riportate in sede di indagine e riportate dagli organi di stampa. “Gli importi pagati a Calfin Metal Trading International SA dalla Safond Martini sono lontani da quanto si legge e peraltro la Calfin è creditrice di rilevanti importi fatturati, per i quali sono state attivate le opportune procedure legali in sede civile”.

Una vicenda molto intricata, quindi, con protagonisti imprenditori, faccendieri e bancarottieri, della quale sono previste sicuramente a breve nuove puntate.

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