Nichel arricchito per 15 milioni. Fu un’astuta truffa ai danni della Safond Martini?

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Nel riquadro l'imprenditore Rino Dalle Rive, 71 anni

Una truffa surreale costruita intorno al cosiddetto nichel arricchito. Che di sicuro ha gonfiato le tasche di qualcuno, svuotando però, sembrerebbe, quelle della ditta Safond Martini di Montecchio Precalcino per circa 15 milioni di euro. Le accuse per i principali indagati dell’intricata vicenda consistono in truffa contrattuale aggravata ed estorsione. Sono rivolte a Giovanni Calabrò e Riccardo Sindoca, i principali indagati colpevoli in ipotesi di aver raggirato il noto imprenditorie vicentino Rino Dalle Rive con l’affare nickel wire, trascinando nel baratro l’azienda specializzata in sabbie da fonderia e smaltimento di rifiuti industriali.

Una vicenda da contorni sfumati e aggrovigliata tra valutazioni contraffatte, conti esteri, faccendieri come intermediari e minacce nemmeno tante velate. Aspetti raccontati oggi da un servizio pubblicato sulla testata Il Giornale di Vicenza e sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori. Le certezze risiedono solo sulla parte lesa: la Safond Martini srl, un “gigante” nel suo settore per decenni prima di incappare in una crisi e, dal 2017, in concordato preventivo per tentare la via del risanamento. A condurla, fino ad allora, Rino Dalle Rive, noto imprenditore originario di Marano Vicentino ma da tempo residente nel Trevigiano, salito alla ribalta come presidente dell’Alto Vicentino, sodalizio sportivo salito fino alle soglie del calcio professionistico, oltre che come potenziale acquirente del Vicenza Calcio un lustro fa.

Una colonna d’Ercole di pagine costituisce il fascicolo nelle mani della Procura di Vicenza, impegnata nel difficile compito di ripercorrere passo dopo passo la dinamica dei fatti, per avvalorare o meno le ipotesi di reato. Calabrò, implicato in altri procedimenti analoghi riguardanti forniture sospette in fili di nichel, e Sindoca, avrebbero agito in diversi ruoli nella compravendita con Dalle Rive (di certo non l’ultimo arrivato nell’ambiente) del prezioso metallo arricchito. Di cui, sembrerebbe, il vicentino non ne ha ancora beneficiato, fiutando poi il possibile tranello e l’esiguità del reale controvalore acquistato – e pagato – in più tranche. Per un esborso, secondo gli organi di giustizia impegnati nelle indagini preliminari e riportati dalla testata citata, di almeno 15 milioni di euro.

A presentare la denuncia che ha dato il via al “terremoto” intorno alla Safond Martini, un commercialista padovano, divenuto amministratore unico dell’azienda. Correva il febbraio dell’anno 2017, mentre fra pochi giorni sarà la volta dell’incidente probatorio in tribunale di fronte al gup per chiarire i contorni dell’operazione o, in alternativa, offuscarli ulteriormente dopo la guerra tra le parti. Punto cruciale del dibattimento sarà l’effettiva valutazione sul valore commerciale di 50 mila metri di nichel in filo destinati all’industria aerospaziale, sulla carta acquistati ma di fatto non ancora nella disponibilità dell’azienda di Montecchio.

Sarà incaricato un consulente specializzato, estraneo alle parti, della delicata valutazione economica. Non sarebbero solo le bobine di nichel arricchito ad essere sparite dalla circolazione: si sono perse le tracce, ad oggi, anche delle milionate di euro versate nelle casse dei “venditori”, che potrebbero essere definiti invece “truffatori” a tutti gli effetti solo in caso di condanna al termine di un processo che si annuncia lungo e con nuovi colpi di scena.

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