Alto vicentino e sicurezza, parlano i sindaci: “Noi la prima linea. Minoranze? Zero collaborazione”

L’ultima puntata di “Senti Chi Parla” è iniziata come un confronto, ma è finita con una riflessione che tocca l’essenza del far politica. Là, in quella terra di nessuno dove i confini fra dibattito e lotta senza quartiere sono labililissmi. Non un atto di accusa contro qualcuno in particolare, ma contro un clima. Quello che da tempo – argomentano i primi cittadini dei due comuni più popolosi dell’Alto Vicentino – avvolge anche la provincia berica, dove il tema della sicurezza è diventato terreno di scontro permanente tra maggioranze e opposizioni.
E, davanti alle nostre telecamere, i sindaci di Schio e Thiene hanno deciso di dirlo senza filtri. Cristina Marigo e Giampi Michelusi sono arrivati in studio con il peso di un “travaglio” condiviso raccontato da un battuta che ben descrive lo stato dell’arte: “Capita di trovarci spesso dal prefetto”. Sorrisi, ma più per stemperare la tensione. Il nodo è quello di un’opposizione che, a loro dire, non collabora, non propone, non costruisce, ma usa il tema della sicurezza come clava. I primi cittadini lo spiegano raccontando di un lavoro quotidiano fatto di interventi, relazioni, decisioni delicate, che per ragioni di opportunità – indagini in corso, minori coinvolti, fragilità sociali – non può essere raccontato nei dettagli. “C’è tanto che non possiamo dire, e tanto che non si vede – ha sintetizzato Michelusi – ma questo non significa che non stiamo lavorando”. Il tema della serata è di quelli che incendiano il dibattito pubblico: baby gang, microcriminalità, integrazione difficile, percezione del degrado. Un fenomeno che non riguarda più solo le grandi città, ma anche i centri minori, come confermato dagli ospiti istituzionali presenti in diretta: il vicequestore Lorenzo Ortensi e l’ispettrice dell’Anticrimine, Tiziana Ciccolella, chiamati a portare la voce tecnica dello Stato. E proprio loro hanno riportato la discussione su un terreno pratico, ma tutt’altro che banale: “Noi ci siamo – hanno ribadito i due ospiti – e i cittadini non devono pensare di disturbarci. Anche solo per un dubbio, un chiarimento: ci siamo sempre”. Un appello semplice, ma che fotografa bene la distanza tra percezione e operatività quotidiana.
Marigo, dal canto suo, ha scelto di affrontare il nodo politico senza girarci intorno. “Sono stanca di slogan e propaganda. Non si può chiedere di proibire tutto senza avere gli strumenti per far rispettare le regole. E non si possono scrivere norme che poi non sono applicabili. Io devo rispondere giuridicamente di ogni atto che firmo. C’è chi vuole la pattuglia nella piazza del duomo e chi dice che se la pattuglia si vede i clienti non entrano nei bar. Metteteli d’accordo voi. Io non posso nascondere gli agenti dietro una siepe”.
Duro anche il j’accuse di un atteggiamento più che ostruzionistico lanciato anche da parte di Michelusi: “Ho ricevuto 262 accessi agli atti, 86 interrogazioni, 36 mozioni. Una proposta seria, dico seria, non l’ho ancora vista. Un fiume di atti, richieste, mozioni, ma poche idee concrete. L’opposizione l’ho fatta anch’io quindici anni fa, ma in modo diverso. Oggi vedo solo strumentalizzazione. Le proposte io le ascolto, ma devono essere reali. Non abbiamo la bacchetta magica: possiamo lavorare sulle ordinanze, sulla cura della città, sulla videosorveglianza. Ho investito 90 mila euro in nuove telecamere. Ma oltre questo, non possiamo inventarci poteri che non abbiamo”. Una situazione delicata ulteriormente emersa quando Marigo ha raccontato episodi che ogni sindaco conosce bene: cittadini che chiedono interventi impossibili, come disporre TSO senza competenza medica, o risolvere conflitti privati con strumenti che la legge non prevede: “Io ho l’ultima firma, non la competenza. Eppure la responsabilità ricade su di me – ha scandito la sindaca della città giallorossa -serve capire che non abbiamo la bacchetta magica. Se vogliamo lavorare insieme per migliorare la situazione, costruiamola insieme”.
E la Questura, con Ortensi e Ciccolella, ha confermato che il fenomeno delle baby gang esiste, ma che va letto con equilibrio: non come emergenza assoluta, ma come somma di fragilità familiari, scolastiche, sociali. E soprattutto, come un terreno in cui la collaborazione è decisiva: famiglie, scuole, servizi sociali, amministrazioni, forze dell’ordine: “La sinergia è fondamentale”, ha ribadito l’ispettrice. La chiusura è stata affidata a Michelusi, con una frase che ha gelato lo studio per la sua semplicità: “Se corri da solo corri veloce, se corri insieme corri lontano. Noi vogliamo correre lontano. Ma per farlo serve che tutti si assumano la propria parte di responsabilità”. E in un Alto Vicentino dove la sicurezza è diventata parola d’ordine, nella diretta la comunanza di vedute fra i due amministratori ha trovato una sintesi ribadita a più riprese: “La sicurezza non si governa con i post, ma con il lavoro silenzioso. E soprattutto, non si governa contro qualcuno, ma con qualcuno. Il resto è solo rumore”.