Casa di riposo a rischio, 40 ospiti ma contributi per 27: “Così salta tutto”

C’è un paradosso amministrativo che rischia di trasformarsi in emergenza sociale, e arriva da Caltrano, nell’alto vicentino. Una struttura pienamente accreditata dalla Regione Veneto per accogliere 40 anziani non autosufficienti si trova oggi a fare i conti con risorse regionali ferme a 27 posti. Tredici ospiti, quindi, risultano privi della cosiddetta “impegnativa di residenzialità”, il contributo pubblico che alleggerisce il costo delle rette, con un impatto diretto sulle famiglie e sulla tenuta economica della struttura.
A portare il caso all’attenzione del Consiglio regionale è Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha depositato un’interrogazione alla Giunta guidata da Luca Zaia e con l’assessore Manuela Lanzarin e la consigliera Stefani coinvolti nella partita sanitaria. “Ci troviamo di fronte a un paradosso evidente – spiega Cunegato – nel 2021 la Regione ha accreditato 40 posti, certificando che la struttura aveva tutti i requisiti. Poi, con la DGR 465 del 2024, ha introdotto un sistema di finanziamento a budget che di fatto congela le impegnative sui dati storici, senza tener conto dell’evoluzione reale delle strutture. Con una mano accredita, con l’altra limita i fondi”. Il risultato è concreto e immediato: la casa di riposo di Caltrano opera a pieno regime, ma senza la copertura economica necessaria per tutti gli ospiti. Una situazione che genera un disavanzo strutturale e crescente, con il rischio – non teorico – di mettere in difficoltà la sostenibilità stessa dell’ente.
E le conseguenze, avverte Cunegato, potrebbero essere pesanti: “Parliamo di un presidio pubblico essenziale per il territorio. Se una struttura come questa entra in crisi, gli effetti ricadono su tutto il sistema locale: anziani fragili, famiglie, servizi sociali. Non è un problema isolato”. Il caso di Caltrano, infatti, si inserisce in un quadro più ampio. In Veneto, sottolinea l’esponente di AVS, quasi undicimila anziani sono oggi in lista d’attesa per un posto in RSA. E il dato demografico è già scritto: nei prossimi decenni la popolazione over 80 è destinata a crescere in modo significativo, aumentando la pressione su un sistema che già oggi mostra criticità. “È una bomba sociale annunciata – insiste Cunegato – servirebbe programmare per tempo, invece si continua a rincorrere l’emergenza. Noi avevamo proposto, con un emendamento al bilancio, di aumentare l’addizionale IRPEF per finanziare circa 3mila nuove impegnative. La proposta è stata bocciata dalla maggioranza”.
Sul territorio, intanto, la preoccupazione è palpabile. Il sindaco di Caltrano, Alberto Dal Santo, interviene a sostegno dell’iniziativa in Consiglio regionale e rilancia il tema della proporzionalità tra accreditamento e finanziamento: “Ringraziamo il consigliere Cunegato per l’attenzione – afferma il primo cittadino – perché questa interrogazione tocca direttamente la nostra casa di riposo, ma anche un tema più generale. È fondamentale che al numero di posti accreditati corrispondano adeguate quote regionali. Senza questa proporzionalità, si scaricano i costi sulle famiglie”. Dal Santo mette in evidenza un punto che va oltre il singolo caso: le strutture devono sostenere investimenti e costi significativi per ottenere e mantenere l’accreditamento. Se però i finanziamenti non seguono, l’equilibrio economico diventa precario. “Non si può continuare a chiedere alle famiglie di coprire la differenza – aggiunge – è una scelta che di fatto penalizza chi è già in una situazione di fragilità. Lo sblocco delle quote non può essere ulteriormente rinviato: servono risposte immediate e concrete”.
Un tema, dunque, che non riguarda solo i numeri di bilancio, ma il modello complessivo di presa in carico della non autosufficienza in Veneto. Da un lato, una rete di strutture che cerca di rispondere a una domanda crescente; dall’altro, meccanismi di finanziamento che, secondo i critici, non riescono ad adattarsi alla realtà. La richiesta che arriva da Caltrano è chiara: portare le impegnative a quota 40, in linea con i posti accreditati. Una richiesta che ora attende una risposta politica, ma che apre anche una questione più ampia: quanto il sistema regionale sia oggi in grado di reggere l’urto di una domanda destinata ad aumentare. Perché, al di là del caso specifico, la domanda resta aperta: può un sistema pensato ieri sostenere i bisogni di domani?
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