Groenlandia, l’intesa sulla sicurezza rafforza la presenza Usa nell’Artico

Gli Stati Uniti rafforzano la propria presenza strategica in Groenlandia, al centro di una partita che coinvolge sicurezza militare, rotte artiche e risorse minerarie. Donald Trump ha annunciato un accordo con Danimarca e Groenlandia che, secondo la sua interpretazione, garantirà a Washington un “controllo permanente sulla sicurezza e su tutte le altre esigenze” dell’isola. Nuuk e Copenaghen, però, precisano che l’intesa non modifica la sovranità né l’integrità territoriale groenlandese.
L’accordo, raggiunto dopo mesi di trattative riservate, dovrebbe essere firmato la prossima settimana a margine dell’Assemblea generale dell’Onu a New York. I dettagli non sono ancora stati resi pubblici e le parti ne hanno fornito letture parzialmente differenti. Secondo Trump, gli Stati Uniti potranno rafforzare la presenza militare e impedire a Paesi considerati ostili di stabilirsi sul territorio. Washington, del resto, è presente in Groenlandia dalla Seconda guerra mondiale e gestisce oggi la Pituffik Space Base, infrastruttura chiave per l’allerta missilistica e la sorveglianza spaziale. Un accordo del 1951 riconosce inoltre agli Stati Uniti ampi margini per costruire e gestire installazioni militari sull’isola.
Il presidente americano ha definito l’intesa un risultato storico, anche se rappresenta un passo indietro rispetto alle ambizioni espresse nei mesi scorsi, quando aveva più volte evocato l’acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti. L’interesse di Washington è legato soprattutto alla posizione dell’isola, nel cuore dell’Artico, regione sempre più centrale nella competizione militare e commerciale tra le grandi potenze. Lo scioglimento dei ghiacci rende più accessibili nuove rotte marittime e accresce il valore strategico di un territorio posto tra Atlantico settentrionale e Oceano Artico.
A pesare sono anche le risorse naturali. La Groenlandia possiede importanti giacimenti di terre rare e altri minerali strategici, fondamentali per batterie, veicoli elettrici e tecnologie avanzate, in un mercato oggi dominato dalla Cina. L’intesa punta quindi a consolidare il ruolo americano nell’Artico e a limitare l’influenza di Russia e Cina. Resta però da chiarire l’effettiva portata dei nuovi poteri di Washington. Funzionari danesi e groenlandesi non hanno confermato l’esistenza di un vero diritto di veto americano e, secondo fonti vicine ai negoziati, la formula del “controllo permanente” usata da Trump sarebbe più ampia rispetto ai contenuti reali dell’accordo.
Le forze statunitensi dovrebbero infatti collaborare con quelle di Danimarca e Groenlandia, senza assumerne il controllo. Copenaghen e Nuuk insistono inoltre sul rispetto della sovranità del Regno di Danimarca e del diritto dei groenlandesi all’autodeterminazione. Il compromesso potrebbe così ridurre le tensioni che nei mesi scorsi avevano agitato i rapporti tra Washington e gli alleati europei. Anche la Nato ha accolto favorevolmente l’intesa, sottolineandone il contributo alla sicurezza e alla stabilità dell’Artico e del Nord Atlantico.
Danimarca; Donald Trump; terre rare; Russia; Cina