Omicidio Fabio Colapietro, confessa l’indagato: ucciso involontariamente

Ha ammesso di aver ucciso Fabio Colapietro, ma ha sostenuto che non fosse un delitto premeditato. È quanto emerso dall’interrogatorio di convalida di Christian Matheus De Oliveira Morando, il 26enne fermato per l’omicidio del 39enne trovato morto e fatto a pezzi in un appartamento di via Tommaso Gulli, alla periferia nord di Torino. Assistito dall’avvocato Wilmer Perga, il giovane ha risposto alle domande del gip Antonio Borretta, ricostruendo le ore trascorse nell’abitazione della professoressa Nicole Formichetti e la sequenza di eventi culminata nella morte di Colapietro. «L’ho ucciso io, ma involontariamente. Certamente non era programmato», avrebbe riferito l’indagato secondo quanto riportato dal suo difensore.

Secondo il racconto fornito al giudice, nell’appartamento si sarebbe svolto per giorni un consumo di alcol e sostanze stupefacenti. Il 26enne ha parlato di un periodo trascorso all’interno dell’abitazione insieme alla vittima, alla proprietaria di casa e a una terza persona. La situazione sarebbe precipitata nella notte tra il 21 e il 22 settembre, dopo il ritorno di Colapietro nell’appartamento. De Oliveira Morando ha raccontato di una lite sfociata in una colluttazione. Secondo la sua versione, la vittima avrebbe cercato di prendergli il portafoglio. Da qui sarebbe iniziato lo scontro durante il quale il 39enne è rimasto ucciso. Restano però da chiarire le modalità esatte della morte. Alla domanda del gip sulla possibilità che avesse stretto il collo della vittima, il 26enne avrebbe detto di non ricordare. Il suo legale ha riferito che l’indagato avrebbe ricordi confusi di quei momenti.

Dopo l’aggressione, secondo la ricostruzione fornita da De Oliveira Morando, sarebbe iniziato un tentativo di rianimare Colapietro. “Abbiamo provato a rianimarlo per due ore con il massaggio cardiaco”, avrebbe raccontato il 26enne al gip. Quando si sarebbero resi conto che l’uomo era morto, sarebbe maturata la decisione di nascondere il corpo. Nei giorni successivi sarebbero stati acquistati sacchi, teli, candeggina, guanti, coltelli e cemento a presa rapida. L’obiettivo, secondo il racconto dell’indagato, sarebbe stato quello di disfarsi dei resti gettandoli nel fiume. Il corpo di Colapietro è stato invece trovato sezionato e nascosto all’interno dell’appartamento.

Nell’inchiesta sono coinvolte anche la proprietaria dell’appartamento, la professoressa Nicole Formichetti, e la 22enne Keith Butig. Le due donne sono state fermate nell’ambito della stessa indagine con contestazioni legate al favoreggiamento e alla soppressione del cadavere. Formichetti, comparsa davanti al gip, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. I suoi legali hanno spiegato che la donna sarebbe ancora sconvolta e non sarebbe stata nelle condizioni di ricostruire quanto accaduto. La 22enne ha invece negato di aver partecipato all’omicidio e allo smembramento del corpo. Ha ammesso di essere uscita dall’abitazione per acquistare dei sacchetti, sostenendo però di essersi poi allontanata dalla casa. Per tutti gli indagati resta valida la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.