Manifestazioni contro il carovita: oltre mezzo milione nelle piazze. Tensioni a Roma e Torino

C'è chi dice mezzo milione. E c'è chi rilancia addirittura raddoppiando. La nuova manifestazione contro il carovita e non solo è stata un “successo” in termini di numeri. E non poteva essere altrimenti, visti i precedenti. I più piccoli hanno sfilato nei passeggini spinti dalle loro mamme: “Ho 10 anni e sciopero per il mio domani” si leggeva su un cartello. Accanto a loro studenti, lavoratori, precari, agricoltori, pensionati, movimenti per la casa, pro-Pal e sindacati di base. Una mobilitazione nel giorno dello sciopero generale indetto dall'Usb che ha unito diverse generazioni in oltre sessanta piazze pacifiche, ma è sfociata in serata nelle tensioni nel centro di Roma e Torino.

Nella Capitale uno spezzone si è staccato dal corteo principale nei pressi del Colosseo, lanciando oggetti contro gli agenti e dando fuoco ad alcuni cassonetti: le forze dell'ordine hanno risposto con una carica di alleggerimento. La tensione è salita di nuovo qualche ora più tardi, prima su Ponte Sisto, a Trastevere, quando un gruppo consistente voleva dirigersi verso il Parlamento, e poi sul Lungotevere Testaccio, dove sono stati attivati gli idranti per disperdere la folla. Chiuse e presidiate da agenti in tenuta antisommossa piazza Montecitorio, davanti alla Camera, e piazza Colonna, davanti a Palazzo Chigi. Il bilancio è di 8 fermati per aver tentato più volte di sfondare gli “sbarramenti”. Idrante in azione, lancio di uova e cariche anche in piazza Castello a Torino per respingere i manifestanti che si erano avvicinati ai cordoni a protezione della Prefettura.

Solo disagi logistici, invece, a Milano, teatro delle violenze e dei saccheggi di due settimane fa: dopo aver percorso più di due chilometri lungo la tangenziale est – bloccandola per un'ora e mezza – i partecipanti sono rientrati in città lasciandosi alle spalle scritte con la vernice, ai lati della carreggiata: “Salvini appeso” e “Meloni appesa”. La protesta è arrivata anche nei porti con un'iniziativa di lotta lanciata da più organizzazioni sindacali che ha coinvolto oltre 100 scali in 17 Paesi contro il traffico di armi. A Genova e Napoli studenti e lavoratori sono entrati nelle aree portuali in corteo senza creare problemi. Il Viminale aveva assicurato che avrebbe messo in campo un “articolato dispositivo per tutelare il diritto di manifestare pacificamente” e isolare i violenti. E in effetti così è stato.