Medici: in un anno più dimissioni che pensionamenti

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Le dimissioni volontarie di medici italiani sono sempre più frequenti e nel 2025 i dipendenti ospedalieri che hanno lasciato il lavoro hanno superato il numero dei dottori che sono andati in pensione. In particolare 3.767 dimissioni contro 2.876 pensionamenti. Questo fenomeno ha interessato il 3,5% del totale dei medici presenti nella Sanità pubblica, una soglia mai registrata prima neppure nei mesi più critici della pandemia. È quanto emerso da un’indagine del sindacato Anaao Assomed.

Le regioni in cui il divario è più marcato sono: Lazio, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Sardegna. In questi luoghi il numero dei camici bianchi dimissionari supera da 2.4 a 3.3 quello dei pensionati. Il dato che rende emergenziale l’indagine di Anaao Assomed è che i dottori che prendono questa decisione non sono i professionisti a fine carriera, ma quelli che si trovano nel pieno della maturità clinica, con un’età media intorno ai 48 anni.

Il Paese, inoltre, sembra andare a due velocità: nell’ultimo decennio il Centro-Nord ha registrato una quota positiva di 4.029 medici (+5,9%), mentre il Meridione ha continuato a svuotarsi, perdendo 1.166 unità (-3,1%). A pagare il prezzo più alto in termini di riduzione di organico sono la Basilicata (-24,6%), il Molise (-17,2%), la Valle d’Aosta (-14,2%) e la Calabria (-12,6%).

Un valore positivo è che il ricambio generazionale ha preso il via. Tra il 2015 e il 2024, infatti, l’età media dei medici ospedalieri si è ridotta in modo significativo, due anni e sette mesi in meno per i colleghi uomini e due anni e quattro mesi per le donne.