Setta nel Torinese, contro il “guru” accuse di violenze, abusi, schiavitù e truffa

All’esterno appariva come una comunità dedicata allo yoga, alla meditazione e alla ricerca spirituale. Secondo gli investigatori, dietro quella facciata si nascondeva invece un sistema di controllo, assoggettamento psicologico, violenze e abusi. I carabinieri del nucleo investigativo di Torino, coordinati dalla Procura, hanno arrestato Bruno Antonio Malatesta, 59 anni, indicato dagli inquirenti come il capo della comunità sorta ad Almese, nella Bassa Val di Susa, attorno alla Fondazione Fiore della Pace.
L’uomo, che si sarebbe autoproclamato “il prescelto”, è accusato di riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato. La struttura è stata posta sotto sequestro e gli ospiti che lo desiderano vengono accompagnati in luoghi protetti. L’operazione, denominata “Asmodeo”, è scattata all’alba. Secondo l’accusa, Malatesta avrebbe avvicinato soprattutto persone in condizioni di fragilità, anche affette da gravi patologie, attirandole attraverso corsi di yoga, meditazione e arti marziali e inserendole progressivamente in un sistema rigidamente organizzato.
Alcuni adepti sarebbero stati reclutati come “monache” e “ancelle”. Le donne avrebbero dovuto rispettare voti di povertà, castità e obbedienza, consegnando beni e risorse alla comunità. La castità, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe stata imposta nei rapporti con mariti e compagni, ma non nei confronti del “maestro”. Le violazioni delle regole sarebbero state punite con castighi corporali, obbligo di dormire a terra e divieto di lavarsi per giorni. Le violenze sessuali contestate dagli inquirenti sarebbero state presentate alle vittime come “terapie purificatrici”.
Tra le vicende ricostruite nell’indagine c’è quella di una donna affetta da sclerosi multipla alla quale Malatesta avrebbe promesso la guarigione. Lei e il marito sarebbero stati indotti ad acquistare cristalli per circa 10mila euro e un quadro dal valore di 150mila euro. Un’altra donna, avvicinatasi alla comunità dopo una separazione, sarebbe stata convinta ad acquistare per 40mila euro un presunto “quadro salvavita”, dopo che le erano stati prospettati pericoli per il figlio di sette anni. Durante un rituale, secondo l’accusa, il bambino sarebbe stato anche indotto a farsi praticare un taglio sul petto.
Particolarmente delicata anche la vicenda di una ragazza che aveva iniziato a frequentare i corsi di yoga a nove anni e che, a quindici, sarebbe stata costretta a pronunciare voti di castità, povertà e obbedienza sotto la minaccia di possibili conseguenze letali in caso di rifiuto. Gli adepti vivevano in villette a schiera intestate a società riconducibili a Malatesta e sarebbero stati sottoposti anche a turni di lavoro fino a dodici o tredici ore al giorno. Secondo gli investigatori, il 59enne sosteneva inoltre di possedere poteri soprannaturali e di essere in contatto con la “Madre Divina”. Avrebbe anche simulato di non poter camminare, percependo indebitamente oltre 80mila euro di pensione di invalidità. L’indagine è partita nel marzo 2024, dopo denunce e querele presentate negli anni precedenti, alcune delle quali risalenti al 2017.
Accanto a Malatesta risultano indagati a piede libero tre collaboratori: una “maestra”, una psicologa, il cui ruolo è ancora oggetto di approfondimenti, e un “monaco” massoterapista che, secondo l’accusa, avrebbe praticato a pagamento “terapie sessuali” esclusivamente su donne. Il sequestro della comunità è stato disposto per evitare il rischio di reiterazione dei reati e di inquinamento probatorio. Le responsabilità dell’indagato dovranno essere accertate nel corso del procedimento giudiziario.