Speleologo “a luci spente” rimane bloccato per 14 ore in una grotta di Monte di Magrè

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    Aveva deciso di inoltrarsi nella grotta denominata “Tana della Volpe” per trascorrere una mezza giornata di esplorazione sotterranea in solitaria, rimanendo bloccato all’interno dei cunicoli rimanendo però senza possibilità di uscita. Domenica di angoscia per un 38enne di Schio, speleologo per passione, che ieri mattina era salito dalle parti di Monte di Magrè senza più dare notizie di sé per svariate ore, fino a quando nella tarda serata sono scattate le sue ricerche. A favorire il suo ritrovamento, avvenuto intorno alle 2 di stanotte, il fatto di aver confidato prima di partire a un’amica l’itinerario che avrebbe seguito.

    Una volta ritrovata bicicletta dell’uomo in una contrada locale, in prossimità di un sentiero che porta all’anfratto di località Siberia, noto negli ambienti degli “esploratori” delle grotte della zona, è stato subito richiesto l’intervento di vigili del fuoco e poi del personale specializzato del Soccorso Alpino e Speleologico, all’opera dalle 21. Dopo aver perlustrato l’ingresso e la prima parte della cavità, il 38enne ha risposto ai richiami della prima squadra del Cnsas inoltratasi all’interno ed è stato tratto in salvo.

    All’esterno dell’entrata della “tana” si trovava lo zaino di proprietà dello scomparso, con all’interno il telefonino che suonava libero. A quel punto, mentre il primo team accelerava le operazioni di ricerca, sul posto sono stati richiesti altri “rinforzi” per scendere in una cavità che si snoda per circa 350 metri, caratterizzata però da passaggi molto stretti. Sembra che il malcapitato speleologo si sia ritrovato senza luce artificiale, mentre si apprestava ad uscire e far rientro a casa verso mezzogiorno. Impossibile proseguire in quelle condizioni, e allo scledense non è rimasto che attendere per circa 14 ore, seduto nella completa oscurità e nel silenzio assoluto, fino al sospiro di sollievo. Banalmente era rimasto senza luce per l’esaurimento delle batterie di ricarica, esponendosi a grossi rischi.

    Ha corso un reale pericolo, anche in considerazione del timore sorto nel corso delle operazioni di salvataggio che lo scomparso fosse rimasto vittima di una frana, viste le tracce recenti riscontrate all’interno. Poteva essere ferito o rimasto bloccato in seguito a uno smottamento. Per dare il contributo ai soccorsi una ventina di speleologi provenienti dalle tre stazioni speleo di Vicenza, Veneto Orientale e Verona, e il Soccorso alpino di Schio per eventuale supporto esterno. Sul posto anche i Carabinieri e i vigili del fuoco.
    Poi il messaggio da parte del Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico Veneto: “ricordiamo alcuni accorgimenti fondamentali nelle escursioni in grotta: non andare mai da soli, informare sempre nel dettaglio su meta e orari, portare con sé una seconda luce e batterie di riserva”.