Usa-Iran, slitta la firma dell’accordo: Hormuz resta chiuso e si tratta ancora. Teheran minaccia: Attenti, può saltare tutto

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Slitta la firma dell’accordo tra Teheran e Washington e lo Stretto di Hormuz resta al momento chiuso. Secondo i media americani, al netto di sorprese, c’è un’intesa sui principi, ma ci potrebbero volere ancora diversi giorni per chiudere l’accordo che sta comunque prendendo forma, e sul quale le trattative continuano serrate. Dopo la fuga in avanti di Donald Trump che lasciava intravedere una svolta a breve, è lo stesso presidente americano a raffreddare gli animi: “Non c’è fretta, il tempo è dalla nostra parte”, dice. La Casa Bianca ritiene dunque che servirà ancora del tempo prima di avere il via libera delle due parti.

Un via libera che per ora da Teheran non è arrivato. Questo – spiegano alcuni funzionari americani – anche per il “lento e opaco” sistema iraniano che non rende veloce il processo decisionale del regime. Ma i pasdaran tornano ad avvertire: “L’ostruzionismo degli Usa su alcune clausole rischia di far annullare l’accordo”. Se invece l’intesa sarà firmata a giorni, si ipotizza già che un nuovo round di colloqui potrebbe tenersi a Islamabad il 5 giugno. Secondo gli 007 americani a rallentare i negoziati anche la difficoltà di comunicare con la guida suprema Khamenei, nascosto in luogo sicuro. Teheran avverte: “Se continua l’ostruzionismo Usa su alcune clausole, tra cui lo sblocco dei beni iraniani congelati, l’accordo può anche saltare”.

La bozza dell’accordo contempla la riapertura dello stretto di Hormuz da una parte e l’okay di Teheran a consegnare le proprie scorte di uranio altamente arricchito. L’Iran dichiara che Teheran e Washington hanno raggiunto intese su molte questioni nel corso dei colloqui, ma avverte che “un accordo non è imminente”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghei. “L’obiettivo dell’Iran è porre fine alla guerra e non abbiamo ancora discusso della questione nucleare”, ha precisato Baghei. Il segretario di Stato Usa Marco Rubio avverte invece che Washington punta a una “buona intesa”, ma in caso contrario dovranno essere valutate altre opzioni.