Mobilità, la città chiede ascolto: “Scelte spiegate a posteriori e nessuna visione”

Tutto è cominciato con una domanda semplice e insieme eloquente: “Dove stiamo andando?”. È la frase che la coalizione di centrosinistra – Coalizione Civica, Partito Democratico e Una Nuova Trama – ha scelto per convocare i cittadini di Schio ai Lavatoi di via Manin. Un appello che denunciava “scelte improvvisate” e una mobilità urbana gestita “senza visione d’insieme”. Domenica pomeriggio, sotto la pioggia, quella domanda è diventata un sit‑in affollato, un momento di partecipazione che ha trasformato un malessere diffuso in una voce collettiva.
La protesta nasce da settimane di tensioni. L’inversione di marcia in via Verdi ha creato disagi pesanti, isolando i residenti tra il Duomo e le Canossiane. L’area della SS. Trinità e del campus scolastico è ormai un imbuto quotidiano. E all’orizzonte c’è la riapertura (mercoledì 18 marzo) di via Fogazzaro, che secondo molti rischia di riportare il traffico pesante nel cuore dei quartieri residenziali: “Si stanno spostando i problemi da una strada all’altra senza risolverli” aveva scritto la coalizione nell’appello. Domenica, ai Lavatoi, quelle parole hanno trovato conferma nei racconti dei cittadini.
Una residente che vive nel quartiere da oltre settant’anni ha riportato tutti indietro nel tempo, quando il traffico attraversava via Fogazzaro senza tregua: “Era un inferno. Incidenti, rumore, smog. La chiusura della strada vent’anni fa ci ha restituito la vita”, ha ricordato. Non un ricordo nostalgico, ma un monito: riaprire quella via significa riportare indietro l’orologio della qualità della vita. Il tema, però, non è solo la singola strada. È il metodo. Una ex segretaria comunale ha ricordato che “la pubblica amministrazione non gestisce una proprietà privata, ma la cosa pubblica”, mentre una dottoressa ha richiamato “la tutela della salute come diritto fondamentale”. Entrambe hanno denunciato un approccio che, a loro giudizio, ignora trasparenza, responsabilità e coinvolgimento. “Prima si decide, poi si convoca la gente”, ha detto un residente, sintetizzando il sentimento dominante.
Il caso di via Verdi è emblematico: un disagio reale, quello di alcuni abitanti, che però si è trasformato in un intervento immediato, senza un percorso di confronto. La riapertura di via Fogazzaro, annunciata poco dopo, ha alimentato la sensazione di una gestione frammentaria, priva di una strategia complessiva: “Chi sceglie di stare davvero al fianco dei cittadini deve accettare il confronto”, aveva scritto la coalizione nell’appello. Domenica, quella frase è stata ripetuta più volte. Nel frattempo, dal quartiere è partita una mobilitazione concreta: centinaia di firme raccolte in poche settimane per chiedere che la strada resti chiusa e che si apra un confronto vero. Non un gesto di protesta isolata e fine a sé stessa, ma la prova di un malessere diffuso e trasversale.
Perché, come emerso dalle voci del sit-in, “il traffico non si risolve spostandolo da una strada all’altra. Senza una visione complessiva, il rischio è quello di una città che rincorre emergenze locali senza affrontare il nodo strutturale: come gestire il traffico di attraversamento, come proteggere i quartieri residenziali, come offrire alternative reali all’auto”. E molti interventi hanno evocato ciò che accade altrove: città europee che riducono il traffico nei centri, potenziano il trasporto pubblico, rendono più sicuri gli spostamenti a piedi e in bicicletta: “La vera sfida non è spostare il traffico, è ridurlo”, ha concluso un partecipante, ricordando che la direzione di marcia delle città che guardano al futuro è chiara. E servirebbe anche a Schio.
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