Santa Croce, è querelle “moschea”. Cioni: “Il comune non metta la testa sotto la sabbia”

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Nel quartiere Santa Croce, a Schio, la tensione cresce di giorno in giorno. La possibile vendita di un capannone di circa 350 metri quadrati in via Canova a un’associazione islamica sta trasformando un’ordinaria trattativa immobiliare in un caso politico e sociale. Il quartiere, già soffocato da una viabilità fragile e da una densità abitativa che non perdona, teme che l’immobile possa diventare il nuovo punto di aggregazione della stessa comunità che oggi utilizza, in via Martiri della Libertà, un locale di 60 metri quadrati destinato a uso direzionale e impiegato invece come luogo di preghiera.

Una situazione nota, che ora torna a pesare come un precedente. Alcuni residenti hanno chiesto un incontro con il capogruppo di Fratelli d’Italia Alex Cioni, raccontando presenze numerose nel piccolo spazio di via Martiri della Libertà e il timore che l’attività possa essere trasferita nel capannone più grande: “I residenti conoscono bene la situazione – afferma Cioni – in via Martiri della Libertà si registrano numerose presenze in un locale che non è destinato a luogo di culto. È comprensibile che temano cosa potrebbe accadere in un capannone di via Canova”. Cioni ha così depositato una segnalazione formale alla Polizia Locale e agli uffici comunali, chiedendo verifiche sulla conformità dell’uso attuale e su eventuali sviluppi futuri. Nel frattempo i residenti hanno avviato una raccolta firme per ottenere dal Comune una valutazione preventiva sulla compatibilità urbanistica di nuovi insediamenti associativi nell’area. Il punto, per loro, è il carico urbanistico: un quartiere residenziale senza parcheggi adeguati e con strade strette non può assorbire afflussi importanti senza ripercussioni sulla qualità della vita: “Non è una questione ideologica, ma di responsabilità amministrativa – insiste Cioni – la libertà religiosa è garantita, ma deve esercitarsi nel rispetto delle regole. Un centro di aggregazione con centinaia di presenze ha un impatto completamente diverso da un’attività artigianale”.

In questo clima, la sindaca Cristina Marigo ha scelto una linea che non è né di rottura né di adesione alle pressioni politiche. È una posizione misurata, ma anche volutamente distante dalle semplificazioni del dibattito: “Vorrei affrontare il tema in maniera un po’ più complessa rispetto a quello che sta uscendo dai miei detrattori –  afferma  – sto cercando di avere un confronto con quella comunità. Faremo la nostra parte”. Una dichiarazione calibrata, che rivendica la necessità di non trasformare un’ipotesi in un caso giudicato in anticipo. La sindaca ricorda che, al momento, il Comune non può intervenire perché si tratta di una trattativa tra privati e non esistono richieste formali di cambio di destinazione d’uso. Ma il messaggio politico è chiaro: la responsabilità amministrativa richiede misura, non reazioni impulsive.

Una posizione che però non convince Cioni, secondo cui la prudenza rischia di essere letta come immobilismo: “Limitarsi a dire che si sta monitorando non basta – attacca – soprattutto se a poche decine di metri esiste già una situazione segnalata da tempo, sulla quale l’Amministrazione non è mai intervenuta”. Ed è proprio il precedente di via Martiri della Libertà a diventare il punto più delicato della vicenda. Per Cioni, il mancato intervento su quell’immobile rappresenta un segnale preoccupante: “Non intervenendo sull’abuso, la sindaca sta di fatto consentendo una violazione delle norme in materia di governo del territorio e pianificazione urbanistica, venendo meno anche allo spirito della Legge regionale 12/2016, che impone controlli rigorosi sui luoghi di culto e sulle cosiddette moschee fantasma. Se non si fa rispettare la legge in un ufficio di 60 metri quadrati, come si può chiedere ai cittadini di credere al ‘monitoraggio’ su un capannone di oltre 300 metri quadrati?”.

Il consigliere chiede una linea più netta: convocare subito i rappresentanti dell’associazione interessata, chiarire le intenzioni, fissare paletti prima che la situazione evolva: “In un quartiere residenziale privo di parcheggi e con una viabilità inadeguata, non è compatibile l’insediamento di attività che richiamino centinaia di persone – sostiene – L’amministrazione dovrebbe dirlo con chiarezza, anche alla luce di quanto accade già oggi in via Martiri della Libertà”. E mentre la politica si divide tra chi invoca interventi preventivi e chi rivendica la complessità delle procedure, il capannone di via Canova resta sospeso tra ciò che è e ciò che potrebbe diventare. In un quartiere che, nel frattempo, continua a contare i parcheggi e a temere che la storia di via Martiri della Libertà possa ripetersi, questa volta su scala molto più ampia.

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