L’alto vicentino piange Antonio “Pedi” Ugliola: si è spento a 86 anni il re delle braci

Con la scomparsa di Antonio Ugliola, per tutti “Pedi”, se ne va uno dei personaggi più autentici e riconoscibili della ristorazione dell’alto vicentino. Si è spento mercoledì all’età di 86 anni nella Casa di Riposo di Arsiero, il paese che aveva accompagnato alcuni dei ricordi più cari della sua giovinezza. Da tempo la salute lo aveva convinto a rallentare, lui che per tutta la vita aveva fatto del lavoro, della determinazione e del contatto umano la propria ragione d’essere.
Per decenni il suo nome è stato sinonimo di convivialità, brace accesa e accoglienza senza filtri. Tra le numerose esperienze maturate nel mondo della ristorazione, quella che più di ogni altra ne ha costruito la fama è legata alla trattoria di Contrada Feltrin, sulle alture di Torrebelvicino. Un luogo fuori dalle rotte più battute, diventato negli anni meta irrinunciabile per centinaia di appassionati della cucina tradizionale. Lì Pedi aveva creato un ambiente che gli somigliava profondamente: genuino, schietto, senza concessioni alle mode del momento. Per oltre un quarto di secolo ha governato la griglia con l’esperienza di chi conosce ogni segreto della carne e con la passione di chi non considera il proprio mestiere semplicemente un lavoro. Costate, braciole e specialità alla brace sono diventate il suo marchio distintivo, tanto da farlo conoscere ben oltre i confini della vallata.
Ma il successo del locale non si spiegava soltanto con la qualità della cucina. A colpire chi lo incontrava era soprattutto il carattere del titolare. Dietro un’apparenza talvolta burbera si nascondeva infatti una persona generosa, dotata di un’ironia tagliente e di una capacità naturale di far sentire chiunque a casa propria. Le serate da Pedy erano fatte di racconti, battute, aneddoti e quella spontaneità che oggi sembra appartenere a un’altra epoca. La sua stessa esistenza era stata segnata da vicende tutt’altro che semplici. Nato ad Harar, in Etiopia, negli anni successivi alla fine della Seconda guerra mondiale fu trasferito in Italia, dove costruì passo dopo passo il proprio percorso. Attraverso sacrifici, lavoro e tenacia riuscì a ritagliarsi un posto speciale nella vita di molte persone, diventando una figura conosciuta e apprezzata ben oltre il ruolo di ristoratore. In queste ore sono numerosi i messaggi di cordoglio e i ricordi condivisi da chi lo aveva conosciuto. Storie diverse, ma accomunate da un elemento ricorrente: la capacità “del Pedi” di lasciare sempre qualcosa di sé a chiunque si sedesse alla sua tavola.
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