Bike to Work, Busin attacca: “In bici verso la zona industriale? Un atto di fede”

Il progetto Bike to Work è ripartito il 1 maggio in 51 Comuni vicentini, con la Provincia che rilancia l’iniziativa come simbolo di mobilità sostenibile: ecopunti per ogni chilometro percorso casa-lavoro in bici, e-bike, monopattino o a piedi, convertibili in buoni da spendere nei negozi del territorio. Un’operazione che funziona, che piace, che negli anni ha portato migliaia di lavoratori a lasciare l’auto in garage. Ma a Thiene, insieme agli applausi, è arrivata almeno una voce fuori dal coro. E non una voce qualunque.
E’ il consigliere d’opposizione Andrea Busin, che sull’argomento si sente toccato in prima persona – la sua attività si trova proprio a ridosso della zona industriale —-non usa giri di parole: “È una bellissima iniziativa. Incentivare chi va al lavoro in bici è giusto, moderno e sostenibile. Ma a Thiene dobbiamo avere il coraggio di dire la verità: oggi non esistono percorsi ciclabili sicuri e continui verso la zona industriale”. Il nodo è noto: via del Lavoro e via Gombe, arterie cruciali per il traffico pesante, sono tra le strade meno adatte a un ciclista: “Chi le percorre negli orari di punta sa benissimo di cosa parlo: camion, velocità elevate, assenza totale di collegamenti protetti. Altro che mobilità sostenibile: per molti lavoratori andare in bici significherebbe mettere a rischio la propria incolumità”.
Per Busin, aderire al progetto senza prima garantire infrastrutture adeguate rischia di trasformarsi in un esercizio di immagine: “È un po’ come incentivare ad andare al lavoro con gli sci ai piedi d’inverno: bello sulla carta, improponibile nella realtà”. La sua proposta è semplice: prima le piste ciclabili, poi gli incentivi. E, nell’attesa, un’idea concreta: “Se proprio si vuole essere sostenibili, sarebbe utile pensare a un servizio di bus navetta per la zona industriale. Ridurremmo le auto con una sola persona a bordo e garantiremmo spostamenti sicuri ai lavoratori”. E guai a parlare di polemica dell’ultimo minuto. Busin ricorda di aver sollevato il tema più volte negli ultimi anni. All’inizio del mandato, dice, aveva chiesto un intervento graduale ma deciso. Nel 2023 aveva sollecitato l’adesione al progetto provinciale Dalla città alla campagna, che coinvolgeva numerosi Comuni dell’Alto Vicentino, “ma da cui Thiene è rimasta esclusa”.
Nel 2024, insieme a parte della minoranza, aveva presentato un progetto per una ciclabile in via Gombe, collegata in sicurezza alla frazione del Santo. Poi un secondo collegamento tra il centro e il Parco Sud, pensato soprattutto per gli studenti. Infine, una visione più ampia: un percorso ciclabile che dal Parco Sud raggiungesse Santo e Lampertico passando per l’area dell’aeroporto, creando un anello ciclopedonale utile sia ai lavoratori sia al turismo lento: “Proposte concrete, fattibili – insiste il consigliere in quota Lega – troppo spesso accolte con sufficienza e lasciate cadere. Ciò che manca è una visione progettuale capace di trasformare gli strumenti già disponibili, come il Bici Plan, in interventi reali e coerenti sul territorio”. E la conclusione è un appello, ma anche una sfida politica: “Thiene ha tutte le potenzialità per diventare una città ciclabile, sicura e attrattiva. È una visione possibile, concreta. Serve la volontà di realizzarla. Io continuerò a lavorare in questa direzione, perché una città più sicura, sostenibile e vivibile non è un obiettivo che possiamo rimandare”.
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