Scontro sulla scuola dell’infanzia: la mozione affonda in aula, ma il caso esplode in paese

Lo scontro è iniziato in Consiglio comunale, ma ormai si è spostato ben oltre i banchi dell’aula. A Caltrano il tema del sostegno alla scuola dell’infanzia San Giuseppe Operaio è diventato un caso politico e comunitario, capace di dividere maggioranza e opposizione e di accendere un dibattito che coinvolge famiglie, volontari, parrocchia e associazioni.

Da un lato la minoranza guidata da Anna Campese, che chiede un contributo fisso e stabile per difendere “una struttura di Caltrano per Caltrano”. Dall’altro il sindaco Alberto Dal Santo, che respinge la proposta e rivendica un percorso diverso, fondato su una convenzione “strutturata e verificabile”. La scintilla è stata la mozione presentata da Campese insieme ai consiglieri Elia Sola e Nicola Zenari, che chiedeva di garantire alla scuola un contributo ordinario fisso di 15mila 500 euro per il 2026 e per ogni annualità del mandato. Una richiesta respinta dalla maggioranza nel Consiglio del 30 aprile scorso. Da quel momento, la polemica non si è più fermata. Campese parla di “un atto deludente, e definirlo così è un eufemismo”, ricordando che la proposta non era un aiuto occasionale, ma “una misura strutturale, necessaria per dare stabilità alla nostra scuola materna paritaria, che negli ultimi anni ha visto ridursi il contributo fisso garantito fino al 2024”.

Un’opposizione che accusa, senza giri di parole, la maggioranza di incoerenza: “Hanno definito inadeguato lo strumento del contributo fisso, il medesimo che hanno utilizzato fino a ieri. O non sanno di cosa parlano, o rinnegano sè stessi. Ricordo infatti – incalza Campese – che anche il consigliere Girolamo Zenari, oggi in maggioranza, nel mandato precedente aveva sottoscritto una mozione per un contributo doppio rispetto al nostro, e ora vota invece contro”. A infiammare ulteriormente il clima, il riferimento della maggioranza alla futura convenzione nazionale Anci–Fism, vista dall’opposizione come un alibi: “Si trincerano dietro una convenzione dai tempi indefiniti, mentre l’asilo aumenta le rette e moltiplica le raccolte fondi per sopravvivere”, denuncia Campese, ricordando che nell’ultimo incontro con i genitori è stato annunciato un aumento di circa 20 euro mensili: “Al pranzo comunitario del 24 maggio, organizzato per sostenere l’asilo, ho notato con dispiacere l’assenza totale del sindaco e dei consiglieri di maggioranza. Mi pare tutto molto eloquente”.

La minoranza elenca poi le iniziative di autofinanziamento – castagnate, marce, vendita torte, pranzi comunitari, concerti – come segnale di un sistema che “si regge sulla precarietà anziché su una programmazione solida”. E critica il bonus comunale destinato anche alle famiglie che iscrivono i figli in strutture fuori paese: “Così si incentiva l’abbandono della nostra scuola. Quelle risorse potrebbero essere usate per abbassare le rette, non per alzarle. A meno che l’obiettivo non sia quello di spogliare il paese dei pochi servizi rimasti, rendendolo di fatto un quartiere dormitorio, succursale dei limitrofi che invece le strutture se le tengono care anche grazie ai nostri bimbi”. Dall’altra parte, il sindaco Dal Santo respinge con forza le accuse e rivendica un approccio più pragmatico: “Abbiamo ribadito il valore della scuola dell’infanzia San Giuseppe Operaio, un presidio educativo essenziale per la nostra comunità – afferma il primo cittadino – ricordo che nel 2025 il Comune ha garantito oltre 16 mila euro tra contributi alla struttura e sostegni alle famiglie”. Per il sindaco, però, la mozione dell’opposizione era irricevibile: “Chiedeva un contributo fisso, automatico e pluriennale senza criteri, senza verifiche e senza alcun collegamento con obiettivi educativi o necessità reali della scuola – puntualizza Dal Santo – l’articolo 33 della Costituzione stabilisce che le scuole private possono esistere senza oneri per lo Stato. Un contributo reiterato e non giustificato rischia di trasformarsi in un onere strutturale per il bilancio pubblico”.

Il sindaco contesta inoltre l’assenza di dati concreti nella mozione: “La cifra ipotizzata non è supportata da alcuna analisi tecnico‑economica. In Consiglio, la capogruppo Campese e gli altri consiglieri hanno ammesso di non conoscere il reale stato di salute del bilancio della scuola, affidandosi a chiacchiere di paese – affonda il sindaco – e non è stato considerato l’asilo di Mosson, che serve molte famiglie del nostro territorio. Ogni struttura paritaria deve essere trattata con la stessa attenzione”. Dal Santo rivendica quindi una strategia alternativa: “Il nostro obiettivo è sottoscrivere con la Parrocchia una convenzione completa, che stabilisca impegni reciproci, risultati concreti, investimenti sulla struttura, attività extrascolastiche senza costi aggiuntivi e una rendicontazione puntuale delle spese Insomma un sostegno serio, trasparente e verificabile, non contributi a pioggia”.

La frattura politica, quindi, resta aperta. L’opposizione accusa il Comune di immobilismo e di lasciare la scuola in balia di aumenti e raccolte fondi nel frenetico intento di salvaguardarne un futuro tutt’altro che certo; la maggioranza rivendica un percorso più solido e rispettoso delle norme, dove più che le strutture si vuole privilegiare l’aiuto alle famiglie indipendentemente dalle scelte operate. In mezzo, una comunità che guarda alla propria scuola dell’infanzia come a un patrimonio identitario e un tassello di vita del paese: che, ancora una volta, si trova al centro di un confronto destinato a proseguire.

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