Contagi nelle Rsa venete: 375 vittime ma in tre quarti dei centri per anziani nessun caso positivo

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L'assessore regionale Lanzarin nel corso del punto stampa dedicato alle Rsa del Veneto

L’allarme d’attualità nelle strutture di cura per la terza età rimane alto, ma lo screening complessivo sulle 330 Rsa attive in Veneto rivela che a fianco delle criticità riscontrate in decine di case di riposo esiste una maggioranza di centri “a tasso zero”, in termini di casi positivi ai test per il Covid-19. Dopo l’effettuazione di circa 60 mila test di laboratorio tra anziani e operatori le percentuali recitano un 73,9% di residenze sanitarie assistenziali “risparmiate” dallo spettro dell’epidemia di coronavirus, a fronte del 26,1% in cui almeno una persona – tra gli ospiti accuditi o tra il personale sanitario o ausiliario – è risultata infetta. “Questo non vuole dire assolutamente abbassare la guardia – ammonisce l’assessore Manuela Lanzarin – ma continuare con il Piano di Sanità pubblica”:

Tradotto in cifre significa 244 centri di assistenza e ricovero senza tamponi positivi rilevato dall’indagine sanitaria dopo le analisi di laboratorio, e 86 invece “assalite” dalla malattia killer nelle fasce d’età più avanzate, con esiti letali per i fisici già debilitati dall’incedere del tempo e da altra patologie preesistenti. Da ricordare che il numero dei deceduti tra i degenti, aggiornato a domenica, era salito a 375 vittime (48 nella provincia vicentina).

Guardando alle proporzioni a livello individuale, il dato che riguarda la popolazione degli anziani colpiti dal virus si assesta sul 6,4% del totale delle persone ospitate, mentre per i dipendenti e collaboratori (infermieri, personale Oss, fisioterapisti, cuochi, pulizie etc) nelle varie mansioni si abbassa al 3,2%. A sgranare numeri e cifre, elaborati dalla Regione Veneto dopo un’attenta rilevazione territoriale “palmo a palmo” in tutte le oltre trecento Rsa, è stata l’assessore regionale alla Sanità e ai Servizi sociali Manuela Lanzarin nel corso del consueto punto stampa quotidiano.

Tra gli ospiti della case di riposo sono in tutto 2.154 i casi positivi accertati, comprensivi del numero di morti. Sfora quota mille (1.003 per la precisione) la conta degli operatori di vario tipo che lavorano nei centri per la terza età, la stragrande maggioranza dei quali risultano ad oggi asintomatici o con sintomi di lieve entità, attualmente in isolamento domiciliare in attesa di poter riprendere le loro attività professionali consuete una volta negativizzato il proprio status. Confermata nel corso della conferenza stampa la validità delle disposizioni contenute nel Piano di Sanità pubblica del 30 marzo, e annunciato una nuova campagna di monitoraggio fra circa 15 giorni, al fine di monitorare la situazione in tutte le strutture a cadenza bisettimanale.

Altri numeri indicativi:
– centri in Veneto con percentuale di casi tra lo 0 e il 5% sul totale: 37
– tra 5 e 10%: 9
– tra 10 e 20%: 8
– tra 20 e 50%: 15
– oltre il 50%: 17

Riguardo a cosa accadrà dopo il 3 maggio, Manuela Lanzarin ha specificato che “dovremo fare dei ragionamenti attenti trattandosi di strutture sensibili. Per le eventuali ammissioni di nuovi ospiti nelle case di riposo dovremo pensare a percorsi specifici, che comprendano non solo il tampone in entrata. Per l’apertura alle visite dei familiari, anche qui si faranno valutazioni tenendo in considerazione le linee guida aggiornate, difficile fare previsioni ora”. In altre parole, sono in fase di studio dei filtri in entrata da adottare al termine del periodo di lockdown.

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Pubblicato da Luca Zaia su Lunedì 20 aprile 2020