Test rapidi, Rigoli esulta: “Il ministero li assimila ai molecolari”, ma è una promozione con riserva

Zaia e Rigolo a metà novembre alla presentazione del test fai-da-te, ancora in sperimentazione

Il coordinatore dei reparti di Microbiologia per la Regione Veneto, il dott. Roberto Rigoli, fa leva sul Ministero della Sanità per fornire un’attestazione di validità all’utilizzo di massa dei test antigenici rapidi degli scorsi mesi e ancora in atto. Considerati ora come “assimilabili”, secondo il l’esperto microbiologo punto di collegamento tra ente e laboratori in Veneto, ai tamponi molecolari per quanto non esattamente sovrapponibili, a patto che i pazienti vengano sottoposti al test nella prima settimana di infezione dalla malattia.

Una circolare emessa dalla sede centrale di Roma adotta infatti la sperimentazione dello screening legato ai tamponi faringei tra le strategie possibili di rilevazione di contagi da Covid-19, anche se non in termini assoluti ma con alcuni distinguo e tempi condizionali. La firma in calce alla documentazione è del direttore Gianni Rezza, al vertice del dipartimento nazionale di Prevenzione.

Un attestato formale che avvalora la tesi del governatore Luca Zaia e dei vari esperti che si alternano quotidianamente nei punti stampa di Marghera, ma che non “sgancia” dalla necessaria conferma del tampone molecolare. “Il Veneto non si è mai fermato – spiega il medico attraverso un comunicato stampa diffuso dalla Regione Veneto – ed ha sempre ritenuto fondamentale la sperimentazione di tutti i test. Abbiamo sempre ritenuto di dover percorrere tutte le vie ritenute possibili per arginare la pandemia; siamo stati la prima regione che ha affrontato il tema e l’utilizzo dei test antigenici di ultima generazione. Il documento del Ministero della Salute ci conferma che abbiamo preso la strada giusta”.

Così il dottor Roberto Rigoli ha espresso soddisfazione esplicita per il testo redatto dalla Direzione generale della Prevenzione sanitaria del Ministero, riportante gli aggiornamenti sul Covid-19 e le strategie di testing. In esso si fa riferimento ai test antigenici di ultima
generazione, spiegando che “sembrano mostrare risultati sovrapponibili ai saggi di
RT-PCR, specie se utilizzati entro la prima settimana di infezione, e sulla base dei dati
al momento disponibili risultano essere una valida alternativa alla RT-PCR”. Vale a dire al meglio noto “tampone molecolare“, che ha dimostrato di essere il più attendibile e ancora l’unico atto a certificare l’affezione da coronavirus.

“È un riconoscimento importante – prosegue il dotto Roberto Rigoli – perché sottolinea che i test diagnostici di terza generazione danno risultati assimilabili a quelli della biologia
molecolare. Questo significa che si chiarisce l’impiego delle diverse tipologie di antigenici. L’efficacia dei test di generazione precedente è confermata e continuano ad essere di validità inalterata nelle operazioni di screening della popolazione. Ma si riconosce che quelli di ultima produzione, caratterizzati da tecnologia a fluorescenza, hanno una sensibilità di livello molto elevato che può ridurre il ricorso ai test molecolari nella ricerca di conferma in caso di positività. Penso sia un momento che conferma come in Veneto si sia affrontata la pandemia senza aspettare da altri risultati – conclude Rigoli -. Il documento, tenendo conto anche delle indicazioni pubblicate dall’Associazione Microbiologi Clinici Italiani, ha
certificato una sperimentazione partita dalla nostra regione e che si è allargata ad al tri
importanti centri sanitari d’Italia come il Niguarda di Milano o il Careggi di Firenze. Siamo solo a una tappa – conclude il firmatario del testo – perché stiamo sperimentando nuovi metodi diagnostici ancor più sensibili e specifici, puntando a una qualità elevata anche a vantaggio di una riduzione dei tempi di attesa e dei costi”.

Non tutti però son d’accordo che quella del Ministero sia un vero successo. “La circolare smentisce e boccia l’operato della Regione Veneto, perché dice che il test molecolare resta il ‘golden standard internazionale’ per la diagnosi del Covid 19; che esistono test rapidi di prima, seconda e terza (o ultima) generazione; infine che solo quelli di terza o ultima generazione hanno prestazioni che si avvicinano al tampone molecolare e possono essere quindi usati a scopo diagnostico” affermano Carlo Cunegato e Vania Trolese de Il Veneto che Vogliamo. “Quindi per gli screaning nelle case di riposo e dei sanitari i test rapidi di prima e seconda generazione – aggiungono – non dovevano essere usati, come è accaduto da mesi invece in Veneto. Questo era stato già chiarito nelle precedenti circolari ministeriali, che riconoscevano un errore nei test rapidi dal 18% al 30%. Aveva quindi ragione Crisanti, quando denunciava la catastrofe del 30% dei falsi negativi. Avevano ragione i sindacati che da mesi chiedono di sostituire i test rapidi con i molecolari nelle Rsa. Avevano ragione i medici che denunciavano l’utilizzo dei test rapidi per i sanitari, che hanno continuato a contagiarsi anche per questo motivo”.

“Nelle seconda ondata il Veneto ha avuto il maggior numero di contagi e morti, quasi 5400. Nelle case di riposo i nostri anziani sono morti come mosche, perché sono stati usati i test di prima e seconda generazione, che anche secondo il ministero della salute, non sono affidabili. I medici e gli operatori continuano ad ammalarsi. Altro che ‘il Veneto aveva ragione’, come ha affermato Rigoli. Il Veneto ha sbagliato tutto, e i numeri ce lo dicono”.

Oggi il direttore generale della sanità veneta Luciano Flor, in merito, ha affermato che da un mese vengono utilizzati quelli di ultima generazione. “Da quel che sappiamo- aggiungono gli esponenti di VcV – i test rapidi ancora largamente usati su tutto il territorio regionale sono di prima e seconda generazione. Solo da qualche settimana si sta introducendo l’uso dei tamponi rapidi di terza generazione, prevalentemente negli ospedali e in particolare nei Pronto Soccorso. Nella maggior parte delle Rsa non si sono ancora visti.
Quindi la circolare, come tutti dicono all’unisono, promuove il Veneto? No, lo boccia. Ci dice che finora sono stati usati test inaffidabili, che davano molti falsi negativi. Inoltre, da quel che sappiamo, questi vengono ancora usati. La gestione della seconda ondata è stata catastrofica”.

“Sulla stessa linea il sindacato di base Cub, che ricorda come la circolare contenga parecchie raccomandazioni in senso molto prudenziale e di essere in fase di stesura di un esposto.