L’Ue inasprisce le sanzioni a Teheran: i pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche

Europa unanime nel riconoscere e inserire i pasdaran nella black list delle organizzazioni terroristiche. D’ora in avanti, il Corpo delle guardie della rivoluzione iraniane verrà considerato sullo stesso piano di Isis, al-Qaeda, Hamas ed Hezbollah. “Se agisci come un terrorista, devi essere trattato come tale”, ha affermato l’Alta rappresentante Kaja Kallas, riassumendo il senso di una decisione definita “storica” e maturata sotto il peso della repressione brutale del regime degli ayatollah. Divieti di viaggio, beni congelati, rubinetti finanziari chiusi: dopo anni di sanzioni mirate, i pasdaran vengono colpiti in modo diretto.
Una presa di posizione netta che arriva in seguito alla lunga scia di arresti di massa, torture, esecuzioni e violenze contro i manifestanti che ha fatto venire meno la grammatica propria della prudenza diplomatica. Un quadro che ha spinto anche la Francia, cauta fino all’ultimo per i timori sulla sicurezza dei cittadini europei detenuti in Iran, a sostenere la linea dettata dalla Germania sposata dall’Italia. Fuori dai palazzi europei, intanto, i dissidenti iraniani sollecitavano a gran voce l’Ue a non rinviare oltre una decisione che, secondo il loro sentire, sta arrivando comunque “con oltre trent’anni di ritardo”.
Una svolta epocale che ha subito innescato la reazione di Teheran, con il ministro degli Esteri Abbas Araghchi che ha bollato la designazione come un “grave errore strategico”. Non solo un gesto simbolico, ma anche sostanziale. Oltre all’inserimento dei pasdaran nella black list delle organizzazioni internazionali, è stata decisa anche una stretta severa con diverse sanzioni, che per cominciare colpiscono direttamente 21 persone ed entità ritenute coinvolte nella repressione delle proteste interne e altri 10 soggetti legati al sostegno militare di Teheran alla macchina da guerra di Mosca. Tra le figure chiave destinatarie del provvedimento ci sono anche le società accusate di aver orchestrato il blackout di Internet durante le manifestazioni.
A far scattare la decisione unanime da parte dell’Ue è stato il bilancio umano. “Migliaia e migliaia di morti, forse trentamila”, ha evidenziato il ministro Antonio Tajani, denunciando “una carneficina paragonabile a Gaza” e numeri “davanti ai quali non si può restare neutrali”. Anche il suo omologo tedesco Johann Wadephul è stato subito dello stesso avviso. Insieme al cancelliere Friedrich Merz, da settimane premeva per una scelta definita “urgente e necessaria”, di fronte a un regime che “picchia, tortura, imprigiona e uccide“. Il messaggio politico, condiviso anche da Parigi, è senza ambiguità: l’Europa, davanti ai Guardiani della rivoluzione “con le mani sporche di sangue”, “non è ricattabile”. “Terrorista è il termine giusto per un regime che soffoca nel sangue le proteste della sua gente”, sono state infine le parole di Ursula von der Leyen.