Sulle Bregonze, dove la storia parla: l’eremo ritrovato di Matteo Dal Santo in scena stasera

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Le Bregonze, al calare della sera, hanno un modo tutto loro di trattenere la luce. Non la lasciano scivolare via: la filtrano, la piegano, la custodiscono. È un paesaggio che non ha bisogno di alzare la voce per dire che qui, tra questi declivi morbidi, la storia non è mai davvero passata: è rimasta. E stasera, nei saloni di palazzo Colere a Chiuppano, quella storia torna a farsi racconto vivo.

Dalle 20.30 va in scena infatti la presentazione del saggio  , firmato da Matteo Dal Santo, insegnante e storico che negli ultimi anni ha scavato negli archivi come si scava nella terra: con pazienza, con rispetto, con la consapevolezza che ogni frammento può aprire un varco. L’iniziativa è dell’Accademia 24 Settembre Carrè–Chiuppano, guidata da Giuseppe Panozzo, con il patrocinio dei due Comuni. Ma la serata, più che un evento, è un ritorno a casa. La vicenda dell’eremo affonda le radici nel 1665, quando due monaci camaldolesi – padre Basilio e padre Giuseppe – risalirono queste colline per fondare un luogo di preghiera e lavoro, legato alla congregazione coronese del monte Rua. Un eremo produttivo, capace di prosperare e insieme di attraversare difficoltà, fino al colpo di scure del decreto napoleonico che nel 1806 spazzò via monasteri ed eremi, disperdendo i monaci e lasciando che il tempo facesse il resto.

Dal Santo ha rimesso ordine in quella storia con un lavoro che non concede nulla alla fantasia, immergendosi nei documenti dell’archivio storico di Vicenza. Vasto il materiale economico-amministrativo ritrovato, riportato con rigore, senza romanzare nulla. Una verità storica che, quando la si lascia parlare, possiede una forza che nessun artificio narrativo può eguagliare. Un saggio che non si limita a ricostruire un luogo: ricostruisce un mondo. La proprietà, i contratti, le colture, il bosco, l’acqua, la contabilità, le opere caritative, i contenziosi. Un microcosmo che racconta come si viveva, come si produceva, come si resisteva. E come un piccolo eremo riuscì a sopravvivere alle pressioni della Serenissima, ai tentativi del governo vicentino-bassanese di metterci le mani, alle trasformazioni di un secolo e mezzo di storia.

Ma la serata non sarà solo un viaggio nel passato. L’Accademia ha voluto dedicare due tributi sentiti: uno allo stesso Dal Santo, per la qualità del lavoro e la dedizione alla ricerca; l’altro al professor Bortolino Enzo Segalla, figura amatissima, dirigente scolastico e instancabile divulgatore di storia locale. Due uomini che, in modi diversi, hanno fatto della conoscenza un atto di restituzione alla comunità. E forse è proprio questo il filo che unisce l’eremo del Seicento alla presentazione di oggi: l’idea che il territorio non è un fondale, ma un organismo vivo. Che le Bregonze non sono solo colline, ma un archivio a cielo aperto. E che ogni volta che qualcuno decide di riaprire una pagina dimenticata, quel paesaggio si illumina un po’ di più.

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