Confindustria: “Se la guerra terminasse a fine anno avremo la più grave crisi energetica della storia”

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Confindustria lancia l’allarme: “Se la guerra terminasse a fine anno potremmo trovarci nella più grave crisi energetica della storia, probabilmente sarebbe una crisi sistemica”. Lo ha detto Alessandro Fontana, direttore del Centro studi di Confindustria, in audizione sul Documento di Finanza Pubblica alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato.

Fontana spiega che la chiusura sia parziale che totale dello stretto di Hormuz consente un’autonomia a livello globale dai 6 agli 11 mesi, di cui 2 sono già trascorsi. Il direttore ha parlato di un quadro generale molto particolare perché siamo in una situazione di guerra che mette a rischio una quota molto importante del petrolio mondiale. “Se la guerra arrivasse fino a giugno rischiamo di avere un aumento dei costi di circa 7 miliardi, se arrivasse fino a fine anno arriviamo quasi al 7,6% di incidenza, con un aumento di quasi 21 miliardi”.

“Qualche indicazione la stiamo già avendo sui dati di marzo: l’inflazione in Italia è salita di 0,2 punti, un elemento positivo, ma come già visto nel 2022, in Italia l’inflazione sale un po’ più a fatica ma poi si porta anche a livelli più alti del resto d’Europa”.
Le proposte di Confindustria: aumentare il credito di imposta per l’autotrasporto merci, estendendone l’applicazione anche al trasporto passeggeri; aiuti mirati per il trasporto aereo e marittimo. Poi lo sblocco immediato di tutte le procedure autorizzative pendenti riguardanti le fonti rinnovabili; riforma della normativa e semplificazione delle procedure per portare le rinnovabili al 60% nel mix italiano entro il 2030; autorizzare l’utilizzo di vettori energetici alternativi fino a dicembre 2026 per gli impianti industriali in Aia.
Tra le altre proposte ci sarebbero quelle di far partire il nuovo iper ammortamento; riduzione strutturale della tassazione sulle imprese, con Ires ridotta per investimenti; attivare il risparmio privato – di famiglie e investitori istituzionali – per favorire il finanziamento del sistema produttivo e infrastrutturale domestico e sostenere investimenti utili alla collettività; rendere operative le misure per il sostegno all’internazionalizzazione delle imprese impattate dal rincaro dei costi energetici o dalle conseguenze del conflitto, previste dal dl Carburanti.
Secondo le stime di Facile.it in 60 giorni di guerra in Iran, gli italiani hanno speso – considerando solo bollette, carburante e mutui – oltre 1,7 miliardi di euro in più. Per quanto riguarda luce e gas, l’aumento per i clienti titolari di forniture a prezzo indicizzato nel mercato libero si tradurrà in un aggravio di oltre 40 euro tra marzo e aprile. Lato mutui, si prevede un aumento di circa 5 euro per la rata di aprile e di ulteriori 5 euro per quella di maggio.