Maxi frode da 9 milioni su fondi pubblici: sequestrata anche la villa sui colli

Mentre l’azienda naufragava e affogava nei debiti avviandosi verso il fallimento i quattro manager usavano fondi pubblici e risorse della società Calearo Antenne Spa per mantenere un tenore di vita alto, con tanto di villa con piscina nei colli berici. L’operazione della Guardia di Finanza, nominata non a caso “Frequenze distorte”, ha portato al sequestro di beni per oltre 4 milioni di euro nei confronti di quattro ex amministratori della nota azienda nel settore automotive. Un sistema articolato di truffe allo Stato, malversazioni e bancarotta fraudolenta che ha trasformato gli aiuti pubblici, inclusi quelli del Pnrr e i sostegni per l’emergenza Covid, in un bancomat privato per fini personali e operazioni estere illecite.

Nei confronti dei quattro dirigenti i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Vicenza hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Vicenza.
L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Vicenza e condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria delle Fiamme Gialle vicentine, ha portato al sequestro di 15 immobili, tra cui una villa di pregio con piscina, del valore stimato superiore a 2,5 milioni di euro, situata nel comprensorio dei Colli Berici, oltre a 18 terreni, 3 veicoli, quote societarie di 8 società di capitali e disponibilità finanziarie per un valore complessivo superiore ai 4 milioni di euro.

Le indagini hanno consentito di ricostruire un articolato sistema di distrazione patrimoniale e di utilizzo illecito di fondi pubblici, sviluppatosi mentre la società versava in un progressivo stato di dissesto economico-finanziario, culminato nella dichiarazione di liquidazione giudiziale nei primi mesi del 2025. Secondo gli investigatori, gli amministratori avrebbero dapprima aggravato la situazione debitoria attraverso operazioni ritenute dissipative del patrimonio aziendale e, successivamente, ottenuto finanziamenti garantiti dallo Stato mediante la presentazione di documentazione e dati contabili non veritieri.

Sotto la lente degli inquirenti sono finiti due finanziamenti assistiti da garanzia pubblica: uno da 7,5 milioni di euro erogato da Invitalia e uno da 1,5 milioni di euro concesso da Banca Sistema e garantito da Sace per 1,35 milioni. Le istruttorie presentate agli enti finanziatori sarebbero state predisposte, secondo l’accusa, occultando la reale situazione economica dell’impresa e producendo documentazione alterata per superare le criticità inizialmente evidenziate dagli Enti erogatori. Le investigazioni hanno inoltre evidenziato come parte delle somme ottenute sarebbe stata destinata a finalità diverse rispetto a quelle dichiarate nei progetti di investimento. In particolare, circa 3,8 milioni di euro sarebbero stati trasferiti verso società controllate estere, nonostante il vincolo di destinazione dei fondi a investimenti e attività produttive in Italia. Un ulteriore filone investigativo riguarda il trasferimento di risorse pubbliche verso una controllata estera attraverso meccanismi contabili ritenuti artificiosi, oltre alla cessione di immobili esteri per un valore di 2,8 milioni di euro a fronte di corrispettivi mai effettivamente versati.

Tra gli episodi contestati figurano anche l’erogazione di compensi non deliberati al presidente del Consiglio di amministrazione per circa 186mila euro e l’utilizzo indebito di crediti d’imposta finanziati con risorse del Pnrr per circa 115 mila euro, già oggetto di un precedente sequestro disposto dall’Autorità Giudiziaria berica. Inoltre, di particolare rilievo il fraudolento impiego di 282mila euro provenienti da finanziamenti pubblici ottenuti dalla società e destinati a favorire le imprese in difficoltà durante l’emergenza epidemiologica da Covid inviati a società controllata estera, attraverso l’indebita applicazione dell’Iva sugli acquisti effettuati da quest’ultima. Già nel novembre 2024, il Giudice per le Indagini Preliminari aveva disposto il sequestro del 100% delle quote di una controllata estera, misura ritenuta necessaria per impedire ulteriori operazioni distrattive e preservare gli asset aziendali nell’interesse del ceto creditorio.

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