Siccità, le decisioni del Consorzio Brenta: svaso delle dighe e sospensione dei turni irrigui

Alla luce del notevole calo della portata del fiume Brenta, della nota sofferenza dell’apporto idrico delle risorgive e delle scarse portate del fiume Tesina, tenuto anche conto dell’ondata di caldo, il Consorzio di bonifica Brenta sta tenendo monitorate le derivazioni dei principali corsi d’acqua del comprensorio. Si è ormai nel pieno della stagione agraria e la situazione critica segnalata, se non gestita nel modo più adeguato, potrebbe risultare dannosa per lo sviluppo delle colture.
Si stanno pertanto valutando tutte le opportunità. Si è cercato di resistere fino a lunedì 22 giugno, ma sabato 20 e domenica 21 si sono ridotti gli apporti fluviali del torrente Cismon (principale affluente del Brenta) provenienti dai sistemi idroelettrici trentini e quindi la situazione è divenuta critica, comportando anche, in alcuni canali irrigui più lontani dalla presa del Brenta, morie di pesci e situazioni igienico-sanitarie precarie, in particolare a Carmignano di Brenta e a Piazzola sul Brenta, che hanno visto l’intervento delle competenti associazioni dei pescatori e della protezione civile comunale per i recuperi.
Lunedì 22 giugno si è tenuta in Consorzio una riunione con tutta la struttura di sorveglianza e con i vertici dell’Ente, da cui si è dedotto che non era più rinviabile lo svaso anticipato delle dighe Enel del Corlo e del Senaiga, peraltro piene. Si è quindi tenuta, nello stesso giorno, una riunione con Enel e la Regione Veneto, chiedendo un’integrazione di 6 metri cubi al secondo da parte dei suddetti bacini del Corlo e del Senaiga; è stata ottenuta dalla Regione un’integrazione di 4 metri cubi al secondo, in quanto i 2 metri cubi mancanti dipendono da gestioni attuate nella Provincia di Trento, che si spera tuttavia che su richiesta del Veneto possa dimostrarsi sensibile e collaborare.
Il Consorzio ha inoltre deciso di attuare una sospensione/slittamento dei turni irrigui di alcuni canali derivati dalla roggia Contarina (derivata dal Brenta), che vista la situazione comunque resterebbero in condizioni di scarsità idrica nonostante gli svasi, e della roggia Moneghina Bassa (derivata dall’Astico Tesina, privo di invasi e in crisi) e tutte le sue derivate. Nel frattempo le irrigazioni di soccorso saranno possibili solo dopo aver distribuito l’acqua ai terreni che ne hanno diritto, e pertanto non possono essere garantite.
Nel frattempo, la situazione rimane attenzionata; eventuali ulteriori misure verranno comunicate con tempestività. Per risolvere i crescenti problemi di disponibilità idrica, il Consorzio Brenta ha imboccato con decisione alcune azioni strategiche: richiesta alla Regione di autorizzare lo sghiaiamento dei principali laghi artificiali utilizzati dal Consorzio a fini irrigui (Senaiga e Corlo) per aumentarne il volume utile; ricerca di spazi per realizzare laghetti che consentano l’accumulo diffuso di risorse idriche (in attuazione del “Piano laghetti” lanciato da Anbi e che finora è stato solo parzialmente realizzato); rilancio a grande scala delle attività di ricarica artificiale della falda, con l’obiettivo di immagazzinare annualmente almeno 100 milioni di metri cubi di acqua, prelevati in modo sostenibile dal fiume Brenta e di ridare vita stabile al sistema delle risorgive.
“In questa fase di forte criticità idrica, caratterizzata dal calo delle portate del Brenta, dalla sofferenza delle risorgive e dal pieno della stagione irrigua, rivolgo un appello a tutto il territorio affinché si affronti la situazione con responsabilità e spirito di collaborazione – dichiara il presidente del Consorzio, Martino Cerantola -. La condizione attuale, aggravata da una riduzione strutturale delle risorse idriche e da fenomeni climatici sempre più estremi, richiede un uso rigoroso e consapevole dell’acqua, destinandola prioritariamente ai fini irrigui e rispettando con attenzione i turni e le indicazioni operative”.
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