“Nostro figlio si è tolto la vita. Lo ricordiamo per fargli ritrovare la luce”

A volte bastano poche righe per fermare una comunità intera. È accaduto nei giorni scorsi a Piovene Rocchette, quando sui social è apparso un messaggio firmato da Mauro e Bari Canaglia, titolari della storica Trattoria all’Angelo. Un annuncio che nessun genitore dovrebbe mai essere costretto a scrivere: “Nostro figlio Cirano ci ha lasciato, togliendosi la vita. Lo ricordiamo nei momenti più felici, per aiutarlo a trovare la luce. Proviamo sollievo nel sapere che è stato accolto dal nonno Angelo e la nonna Cecilia. Comunichiamo questa tragedia con un dolore che solo un genitore può provare dopo la perdita di un figlio, con la speranza che questo possa illuminare una tematica spesso trascurata”.
Parole che hanno attraversato il Veneto e sono arrivate ben oltre i confini italiani, suscitando centinaia di messaggi di vicinanza. Ma soprattutto hanno aperto una riflessione su una ferita che troppo spesso resta nascosta dietro il silenzio. Perché la scelta dei coniugi Canaglia non è stata soltanto quella di comunicare una tragedia familiare. È stata quella di farlo senza nascondere la realtà, pronunciando parole che molte famiglie non riescono a nemmeno sussurrare dopo anni. Cirano aveva 32 anni. Era nato negli Stati Uniti e possedeva la doppia cittadinanza. La sua era una vita costruita guardando lontano. Per quattro anni aveva insegnato inglese in Giappone, poi aveva deciso di tornare in America, il Paese in cui era nato e dove vivevano anche alcuni familiari. Negli ultimi tempi prestava servizio nella Guardia Costiera statunitense. Da poche settimane era stato trasferito in Pennsylvania, nell’area di Pittsburgh, lungo il corso dell’Ohio River.
Nulla, racconta il padre, lasciava presagire quello che sarebbe accaduto: “L’avevamo sentito tre giorni prima. Si era appena trasferito nella nuova sede e ci aveva detto: “Guarda, ho cliccato proprio col mio capo, sto bene”. Una telefonata come tante, piena di quella normalità che oggi diventa un ricordo prezioso e insieme doloroso. La famiglia non aveva colto segnali particolari. Non c’erano state richieste d’aiuto, né comportamenti che potessero far immaginare una decisione tanto estrema. L’allarme è scattato quando Cirano non si è presentato al lavoro: “Siamo stati avvisati dalla Guardia Costiera. Ci hanno detto che non era arrivato in servizio, che non trovavano lui e nemmeno la sua automobile. Sono iniziate le ricerche e poi l’hanno trovato”.
E come accade in casi simili, prima di cedere all’imponderabile arrendendosi a quel buio troppo fitto per poter essere affrontato, anche i genitori hanno cercato risposte e spiegazioni alternative, magari in un fatto violento attribuibile a cause esterne: “Quel pensiero ci è venuto, certo. Ti chiedi se possa essere successo qualcos’altro. Però ci sono state due indagini separate, una della polizia locale e una della Guardia Costiera. Non c’erano dubbi. Dai tabulati telefonici non risultava nulla di sospetto. Il suo appartamento era stato trovato immacolato, perfettamente in ordine. Sul computer c’erano persino le cose da fare per il giorno successivo. La macchina era in perfetto ordine. Nulla lasciava pensare a qualcosa di diverso”.
Eppure, proprio di fronte all’assenza di spiegazioni, Mauro e Bari Canaglia hanno trovato la forza di rivolgersi agli altri. Una scelta che molti hanno definito coraggiosa e che ha generato una reazione inattesa: “Ho ricevuto moltissime persone che mi hanno scritto anche in privato. I post sono stati visti in tante parti del mondo. Alcuni ci chiedevano informazioni, altri ci ringraziavano. Ma quello che mi ha colpito di più è che tante persone stanno vivendo situazioni simili e ci hanno scritto proprio per questo. Qualcuno ci ha ringraziato per il coraggio di aver parlato apertamente, perché anche loro stanno attraversando momenti difficili”.
Nelle sue parole non c’è rabbia. Non c’è la ricerca di un colpevole. C’è piuttosto la consapevolezza che esistono dolori che sfuggono al controllo di chiunque, persino di chi ama più di ogni altro: “Vorremmo far capire alle persone che vivono situazioni come la nostra che non c’è vergogna. È stata una scelta individuale dell’individuo e forse noi non sapremo mai il perché. La verità è che non abbiamo il controllo su tutto”.
Da questo dolore nasce anche un messaggio che Mauro Canaglia consegna soprattutto ai più giovani e alle famiglie: “La vita è una cosa molto preziosa. Bisogna concentrarsi sulle piccole cose di ogni giorno ed essere grati per quelle. Le grandi cose non c’entrano niente. Sono le piccole cose che fanno la differenza”. Poi aggiunge una riflessione che sembra arrivare da un percorso di vita ancora prima che dalle circostanze di queste settimane: “Ci stiamo allontanando dalla natura e noi siamo natura. Dovremmo tornare a camminare nei boschi, stare all’aria aperta, riscoprire quel contatto che aiuta a togliere lo stress che ci portiamo dentro”.
Ma è il pensiero finale, forse, il più toccante e il più difficile da dimenticare. Mauro lo affida alle tante persone che in questi giorni hanno fatto sentire il loro affetto alla famiglia e a chiunque abbia dei figli: “Bisogna imparare a lasciare andare le piccole diatribe, tutte quelle cose che alla fine sono nullità. E bisogna essere gentili con le persone, anche quando ci fanno arrabbiare. Perché non sapremo mai che cosa stanno attraversando”. È una frase che nasce dal punto più profondo del dolore di un padre. Ma è anche la frase che trasforma una tragedia privata in un messaggio universale. Ed è probabilmente questo il motivo per cui quelle poche righe pubblicate sui social non sono rimaste soltanto l’annuncio di una morte, ma sono diventate un invito a guardare con maggiore attenzione la fragilità umana che spesso si nasconde dietro vite apparentemente normali. Un invito a cercare la vita, anche oltre la morte.
Per chi si trovasse in una situazione di difficoltà psicologica e per i loro familiari si ricorda che sono attivi 24 ore su 24 servizi di prevenzione e assistenza psicologica:
Servizio regionale – Progetto InOltre (800.334.343)
Fondazione Di Leo (800.168.768)
Telefono Amico (199.284.284)
Telefono Azzurro (1.96.96)
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