Caro Altopiano: la bellezza resta, il conto cambia. Il reportage

C’è una montagna comoda alla pianura, ma non per questo meno magica e suggestiva. In ogni stagione. Meta di un turismo che sceglie l’Altopiano dei Sette Comuni soprattutto in un’estate irrespirabile come questa. Ma a quale prezzo?

Per capirlo abbiamo seguito una famiglia composta da due adulti e due figli, di quattordici e otto anni, durante un solo weekend di questo agosto 2026 ad Asiago. Una famiglia normale, senza pretese da villeggianti di lusso, che ha scelto un hotel tre stelle in mezza pensione e due attività tipiche dell’Altopiano. Un fine settimana semplice, quasi ordinario, come quelli che da decenni riempiono la montagna. La permanenza in hotel – due notti in mezza pensione applicate le dovute scontistiche ai ragazzi – costa 874 euro. A sommarsi, arriva la tassa di soggiorno, aggiornata dal Comune di Asiago e in vigore dal 1 aprile 2026: 2,50 euro a persona a notte, per un totale di 15 euro (qui il più piccolo è esentato). La mezza pensione non copre il pranzo, e così la famiglia si affida ai bar della zona: panini imbottiti, focacce, bibite. Due giorni di pranzi veloci aggiungono 88 euro. Nel pomeriggio del sabato, il noleggio delle e‑bike: quattro mezze giornate per un totale di 165 euro. La domenica è dedicata al Golf Club – uno dei più apprezzati in regione – dove il green fee pomeridiano per due adulti e due ragazzi arriva a 210 euro. L’ultima sera, prima di rientrare avventurandosi fra i tornanti del Costo, una pizza stavolta spostandoci dal capoluogo: 46 euro tra pizze e bevande, più 8 euro di coperto. E un aperitivo per i genitori, un gesto normale, quasi rituale, aggiunge 18 euro.

Sommando tutto, senza carburante – che varrebbe per qualsiasi destinazione – e senza spese stravaganti, il weekend cuba 1.424 euro, e con le oscillazioni fisiologiche dei prezzi tra una struttura e l’altra si avvicina alla “soglia psicologia” dei 1.500. Non abbiamo considerato degustazioni, spa, escursioni guidate, ristoranti gourmet o attività premium. Neanche un massaggino decontratturante. Solo ciò che una famiglia media, in un weekend d’agosto, sceglierebbe davvero senza eccessi. Ammettiamolo: l’Altopiano non è mai stato una meta propriamente economica. Il punto, però, non è questo. E ve lo dimostriamo.

Per capire davvero quanto pesi oggi un weekend in montagna, bisogna guardare ai numeri. Secondo l’Istat, tra il 2005 e il 2025 il potere d’acquisto delle famiglie italiane è diminuito di circa il 10%, mentre l’inflazione cumulata ha superato il 38%. Significa che un soggiorno identico, vent’anni fa, pesava molto meno sul bilancio familiare: non perché costasse poco, ma perché gli stipendi reali avevano un valore diverso. Parametrando correttamente i prezzi dell’epoca infatti, un weekend equivalente nel 2005 sarebbe costato circa fra i 900 e i 1.000 euro in valori attuali. Oggi ne servono 1.500. La differenza non è nella montagna: è nel portafoglio. L’Altopiano resta ciò che è sempre stato: un luogo magico, comodo alla pianura, capace di regalare aria fresca, silenzi, boschi profumati di pino mugo, panorami che sembrano dipinti. Ma oggi, per una famiglia media, anche solo due giorni possono trasformarsi in un investimento significativo, se non al limite. Non è questione di colpe. Il puro racconto di come stanno i fatti setacciati dalle opinioni: una montagna che continua a offrire bellezza, e un Paese in cui il potere d’acquisto non è più quello di una volta. E qui, più che lamentarsi con i Sette Comuni, occorrerebbe rivolgere lo sguardo agli inquilini dei palazzi romani: dove, al netto di promesse giunte negli anni da varie parti, a parlare sono appunto i freddi numeri. E tanto basta.