La Casa, cda decaduto. Sola: “Esternalizzare unica possibilità”

Naviga in acque agitate, il centro servizi per anziani La Casa di Schio, e non si vede un porto all’orizzonte. Soprattutto, manca attualmente un timoniere. Il Consiglio di amministrazione dell’Ipab, infatti, in carica dal maggio 2021, è decaduto il 23 maggio scorso e non è stato ancora rinnovato. Quello attuale “in prorogatio” in attesa del nuovo, non può che gestire l’ordinaria amministrazione. E girano voci di persone che, contattate dall’amministrazione comunale per entrare nel CdA, abbiano declinato l’invito.

Il compito, va detto, non è dei più semplici perchè le Ipab si tratta di enti complessi che un po’ dappertutto stanno affrontando una crisi epocale, strette fa invecchiamento della popolazione, risorse economiche scarse e mancanza di personale. Inoltre, le persone individuate per entrare nel CdA devono avere caratteristiche di incompatibilità/inconferibilità con altri ruoli, ad esempio politici, fatto che restringe notevolmente la cerchia dei papabili. La nomina è prerogativa del sindaco di Schio. Considerando il periodo estivo, la necessità di trovare persone preparate che possano farne parte (a partire dal presidente Beppe Sola, che non si può ricandidare avendo già concluso i due mandati di cinque anni ammessi dallo statuto) e i tempi dei passaggi burocratici, se andrà bene il nuovo CdA non sarà operativo prima di metà ottobre. Se non si troveranno le persone disponibili a farne parte, si rischia di andare più in là.

Il dibattito politico
Non è una buona notizia, dato che la scadenza era nota da tempo e che l’ente è una macchina complicata, composta da 300 ospiti e 260 dipendenti. Oltre cinquecento persone in questo momento sono senza guida politico. Una situazione, peraltro, che si innesta in un momento di forte agitazione sul fronte sindacale a causa delle condizioni di lavoro dei dipendenti, del clima interno e dell’esternalizzazione del servizio di assistenza per due nuclei presenti a Valbella: il Ciclamino e il Girasole. Della vicenda si è parlato anche nell’ultimo consiglio comunale di fine luglio, dopo che era stata anche affrontata in commissione consiliare. L’opposizione (centrosinistra e Fratelli d’Italia) attaccano la maggioranza. Il centrosinistra parla di paralisi istituzionale e vuoto decisionale che mette a rischio i servizi e chiede maggior trasparenza. Fratelli d’Italia ha chiesto e ottenuto una convocazione urgente della commissione consiliare per fare piena luce sulla situazione. La sindaca Marigo difende invece l’operato dell’amministrazione comunale, ribadendo la necessità di garantire continuità ai servizi e qualità dell’assistenza agli ospiti della struttura.

La sindaca Cristina Marigo in Consiglio Comunale

La preoccupazione dei familiari
Da parte loro, La Rete dei Familiari del Veneto e il Codacons Veneto, attraverso rispettivamente Luigi Zanon e Todesca Tommaso si dicono “preoccupati del crescente malessere del personale, che deve garantire ogni giorno l’assistenza ai nostri anziani” e ricorda come “i lavoratori del settore siano sempre più sotto pressione: c’è chi lascia il lavoro e chi viene coinvolto in una escalation di turni gravosi con conseguente effetto burnout. Consci dei loro diritti, anche salariali, siamo vicini alle loro battaglie, ma allo stesso tempo siamo molto preoccupati delle conseguenze che vanno a ricadere sugli ospiti anziani non autosufficienti, sia dal punto di vista sanitario che di qualità di vita, se non si trova rapidamente un rimedio a questa situazione. Auspichiamo – conclude una loro nota stampa – una rapida presa in carico e soluzione del problema da parte dell’amministrazione comunale e della direzione dell’Ipab La Casa”.

Sola: “Non c’erano alternative all’esternalizzazione”
“L’Ipab fa i conti con crisi che arrivano dal passato – spiega il presidente uscente Beppe Sola -: le lotte interne prima del mio arrivo durante l’era Orsi; la decisione dell’Ulss 7 di togliere a La Casa la gestione ventennale della Rsa di Montecchio Precalcino con il conseguente bagno di sangue economico; il Covid, con il suo carico di 52 decessi nel solo dicembre 2020; e infine la crisi energetica che ha visto lievitare i costi di gestione, mettendo a rischio la tenuta economica dell’ente”.
Sola rivendica la scelta di esternalizzare il servizio degli operatori socio sanitari, ricordando che in Cda non aveva alternative: “Nel 2025 ci sono stati 29 operatori che hanno dato le dimissioni o sono andati in pensione, a fronte di 16 assunzioni, finora nel 2026 se ne sono andati in 16 e le assunzioni sono state tre. I lavoratori migrano sempre verso l’Ulss, che paga meglio, o verso altre Ipab magari più vicine, o cercano occupazioni non legate ai turni settimanali. Complessivamente, quindi, in un anno e mezzo ci sono 26 Oss in meno. Nello stesso periodo abbiamo fatto sei concorsi: si sono iscritti in 30, si son presentati in 15, quelli papabili erano 4-5 e ne abbiamo assunti tre”. “Va anche sottolineato – aggiunge – che stiamo pagando le condizioni imposte dalla pandemia, con tremila giornate complessive di ferie arretrate che vanno smaltite anche per recuperare una operatività più efficente. In queste condizioni, esternalizzare era l’unica possibilità, anche per evitare di scendere sotto gli standard assistenziali imposti dalla Regione o addirittura correre il rischio di incorrere nel reato di interruzione di pubblico servizio”.

Beppe Sola, presidnete uscente dell’Ipab La Casa

E’ scattata così, a marzo, l’esternalizzazione alla cooperativa sociale Mameri di Alessandria del nucleo Ciclamino a Valbella che conta 22 posti letto per persone affette da Alzheimer. “L’esternalizzazione – spiega Sola – è per 359 ore settimanali e ci ha permesso di ricollocare 11 operatori socio sanitari in altri servizi che erano scoperti, in modo da poter aggredire l’arretrato di ore di ferie”.
Il ricollocamento non è però andato a buon fine, dato che in cinque hanno dato le dimissioni dalla sera alla mattina e due hanno ottenuto l’inabilità al servizio, mandando nuovamente in tilt l’organizzazione del personale. “Ormai i concorsi sono mensili, ma queste nuove dimissioni ci hanno costretto alla esternalizzare anche l’altro nucleo di Valbella, il Girasole”. Si tratta di 46 posti letto: sono state esternalizzate 555 ore settimanali, per un totale di 15 dipendenti ricollocati. “La scelta del Girasole – specifica il presidente uscente – è stata per consentire alla cooperativa di gestire il proprio personale nella medesima struttura e dal medesimo accesso. Al momento sembra che la soluzione funzioni, ma siamo di fronte a una situazione che rimane complessa e durerà a lungo”. Complessa e onerosa, dato che l’impatto di tutta l’operazione sul bilancio dell’Ipab prevede un maggior costo per centomila euro.

Il problema però è anche il clima interno: rapporti deteriorati fra dipendenti e il direttore Marco Peruffo, con provvedimenti disciplinari che volano e una situazione resa palese dalla proclamazione da parte dei sindacati dello stato di agitazione a inizio luglio (poi annullato dopo un incontro in Prefettura nel quale sarebbero stati messi alcuni paletti per un clima più costruttivo). “I provvedimenti disciplinari assunti – conclude Sola – erano per comportamenti gravi e oggettivamente inaccettabili in una struttura come la nostra, perchè andavano a discapito del servizio erogato agli utenti, e questo non possiamo permetterlo”.

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