Attentato a Ranucci, la difesa di Lavitola: “Pentito, iniziativa soltanto sua”

Nuovi sviluppi nell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci. Valter Lavitola, detenuto a Rebibbia, si dice pentito per aver coinvolto persone a lui vicine. Il suo avvocato Arturo Cola annuncia nuove dichiarazioni davanti al Tribunale del Riesame e sostiene che il giornalista sarebbe stato avvertito dei rischi già prima dell’attentato.
Dopo un colloquio durato circa tre ore nel carcere romano di Rebibbia, l’avvocato Arturo Cola, difensore di Valter Lavitola, ha riferito che il suo assistito sarebbe pentito per aver coinvolto nella vicenda persone alle quali è legato. Secondo il legale, Lavitola considera Sigfrido Ranucci come “un fratello” e Gomes Clesio Tavares come “un figlio”.
La difesa sostiene inoltre che la decisione di organizzare l’attentato sarebbe stata un’iniziativa autonoma di Lavitola, senza un accordo preventivo con altre persone. Si tratta della ricostruzione fornita dalla difesa, ora al vaglio dell’autorità giudiziaria. L’attenzione si sposta adesso sull’udienza davanti al Tribunale del Riesame, attesa per la prossima settimana. Lavitola, ha annunciato il suo avvocato, intende rendere dichiarazioni spontanee davanti ai giudici. Il difensore ha inoltre chiesto che il suo assistito possa essere presente fisicamente in aula e non collegato in videoconferenza. La strategia della difesa punta anche a precisare alcuni passaggi dell’interrogatorio di garanzia che, secondo il legale, sarebbero stati interpretati diversamente nel provvedimento con cui è stata respinta la richiesta degli arresti domiciliari.
Cola sostiene inoltre che non sussisterebbero esigenze cautelari tali da giustificare la permanenza di Lavitola in carcere e ricorda che il suo assistito ha già ammesso le proprie responsabilità. Un altro elemento riguarda un incontro che, secondo la ricostruzione del legale, sarebbe avvenuto il 7 settembre, circa un mese e mezzo prima dell’attentato del 16 ottobre. In quell’occasione Lavitola avrebbe avvertito Ranucci dei possibili pericoli che correva. La difesa ribadisce infine che Lavitola avrebbe escluso l’esistenza di un accordo preventivo sull’attentato. Saranno ora i magistrati a valutare le dichiarazioni e gli elementi raccolti nell’inchiesta, mentre la prossima udienza davanti al Riesame rappresenterà un passaggio importante per la posizione dell’indagato.