Malore alla guida nel bellunese: muore don Lino Bertollo, originario di Casoni di Mussolente

Probabilmente si è sentito male e la sua auto, senza controllo, è uscita di strada. È morto così, domenica 16 agosto, sulla strada regionale Feltrina a Quero (Belluno), don Lino Bertollo, prete di 65 anni originario di Mussolente e da tre anni parroco di Pederobba e Onigo, nella diocesi e provincia di Treviso.
L’incidente è avvenuto intorno alle 16: don Lino ha perso il controllo dell’auto, che ha finito la sua corsa dentro un canale. Nonostante i soccorsi siano stati rapidi, con l’arrivo di un’ambulanza del Suem 118, della polizia stradale e anche dell’elisoccorso di Treviso Emergenza, ma tutto si è rivealto inutile e i sanitari hanno solo potuto constatarne la morte.
Originario di Casoni di Mussolente, ordinato sacerdote nel 1998, don Lino in questi anni di ministero aveva operato nelle diverse province della diocesi di Treviso: prima di Onigo e Pederobba, infatti, era stato parroco di Peseggia e Gardigiano e prima ancora di Abbazia Pisani e Borghetto.
“Sono colpito e profondamente addolorato per la morte di don Lino – ha detto il vescovo di Treviso Michele Tomasi –, un prete buono, generoso e fedele, che già manca tanto alla diocesi tutta e a me personalmente. Sono vicino alla famiglia alle comunità che lo piangono e a tutto il presbiterio di Treviso, che perde un confratello stimato e amato. Vogliamo affidarci alla preghiera in questo momento di grande dolore”.

La sua comunità parrocchiale di Onigo e Pederobba, in particolare, vive in queste ore un profondo senso di smarrimento e dolore per l’improvvisa scomparsa del proprio parroco. “Come un gregge che perde il suo pastore, ci stringiamo nel ricordo grato e affettuoso di una presenza che, in questi anni, purtroppo troppo pochi, ha saputo entrare con semplicità, solarità e discrezione nella vita delle nostre comunità”, dice una nota del Consiglio pastorale parrocchiale. “Ricordiamo don Lino con il sorriso, con una parola buona, con quella pacca sulla spalla capace di incoraggiare e far sentire ciascuno accolto – aggiunge la nota -. Lo ricordiamo per il suo instancabile impegno, per la vicinanza ai giovani e agli anziani, alle associazioni, ai gruppi parrocchiali e alle tante realtà locali. Nessuno, con lui, si sentiva lasciato indietro. Ha saputo farsi compagno della nostra quotidianità, condividendo momenti, fatiche, speranze e cammini. Per questo il vuoto che lascia è grande, così come grande è la gratitudine che custodiamo nel cuore. Ci addolora pensare di non aver avuto abbastanza tempo per dimostrargli tutto il bene che meritava. Ma quel bene oggi diventa preghiera, memoria e riconoscenza. Con affetto e gratitudine, lo affidiamo alla misericordia del Signore, certi che il bene da lui seminato continuerà a portare frutto”.
