Il coraggio del comandante Loris vive ancora: “È la nostra storia”

Domani, domenica 6 settembre, Dueville si fermerà per ricordare uno dei suoi figli più coraggiosi: Rinaldo Arnaldi, nome di battaglia Loris. L’iniziativa, organizzata dal Circolo PD di Dueville, si terrà alle 18.30 al Mulino Bagarella e vuole riportare al centro della comunità una figura che incarna il senso più alto della responsabilità civile.
Un appuntamento che non è solo commemorazione, ma un richiamo morale: la libertà non è mai un’eredità scontata, ma il risultato di scelte difficili compiute da persone che hanno creduto in un futuro più giusto. L’incontro prevede gli interventi della segretaria del Circolo PD Alessandra Maria Dossi e dello studioso di storia locale Graziano Ramina, le letture del Gruppo LaAV di Dueville e l’accompagnamento musicale del Gruppo “La Fortuna”. Un appuntamento pensato come un momento collettivo di riflessione: un paese che si guarda allo specchio attraverso la storia di uno dei suoi cittadini più coraggiosi: “Rinaldo Arnaldi rappresenta Dueville, è parte della sua storia e della sua identità. Questo incontro è un tributo a lui, al suo sacrificio e a chi ogni giorno si impegna per una società più libera e più equa. Come Partito Democratico, crediamo sia necessario avvicinare le persone a figure come Arnaldi, una persona che, nel momento più complicato, ha fatto la scelta più difficile, quella di combattere per dare libertà e democrazia alle generazioni future. E noi siamo i beneficiari di questa scelta”.
Chi era Rinaldo Arnaldi, il comandante Loris. Rinaldo Arnaldi nacque a Dueville nel 1914. Laureato in Economia e Commercio e in Scienze Politiche, fu sergente dei carristi a Vicenza durante la Seconda guerra mondiale. Dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943, evitò la cattura e si unì ai primi nuclei resistenti sull’Altopiano di Asiago, contribuendo alla nascita della Brigata “Mazzini”, di cui divenne commissario politico e poi comandante. La sua attività partigiana fu tanto militare quanto umanitaria. Arnaldi partecipò ad azioni di sabotaggio contro le truppe nazifasciste, ma soprattutto organizzò — insieme alla sorella Maria, a don Antonio Frigo, al partigiano Torquato Fraccon e alla guida alpina Gino Soldà — la fuga di famiglie ebree verso la Svizzera, salvando vite che altrimenti sarebbero state destinate alla deportazione.
Per questo, nel 1983, lo Stato di Israele lo ha riconosciuto come Giusto fra le Nazioni. Il 6 settembre 1944, nei boschi di Granezza, Arnaldi e ventidue partigiani della sua brigata furono circondati da reparti tedeschi. Combatterono fino all’ultimo. Arnaldi cadde colpito al cuore, “uno contro mille, non vinto che dalla morte e dalla gloria”, come recita la motivazione della sua Medaglia d’oro al valor militare.