Drone russo colpisce l’intelligence di Kiev. Trump: “Putin non intende attaccare la Nato”

Un drone russo ha centrato il quartier generale dell’Sbu, il servizio di sicurezza ucraino, nel cuore di Kiev, colpendo uno dei centri nevralgici della difesa del Paese proprio alla vigilia della missione di Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati da Donald Trump prima a Mosca e poi nella capitale ucraina. I due porteranno con loro, ha spiegato il presidente americano, una “proposta per mettere fine alla guerra” fra Russia e Ucraina. “Abbiamo un’idea per la pace”, ha detto Trump, tornando a sottolineare la profonda ostilità personale tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. “Parlo con Putin, lo conosco molto bene”, ha aggiunto, assicurando che il leader del Cremlino “non ha intenzione di attaccare i territori della Nato”.

Il raid su Kiev rende evidente quanto delicata sia la missione dei due emissari americani, stretta tra le aperture di Putin — che appena giovedì aveva parlato della possibilità di arrivare a una soluzione del conflitto — e una realtà sul terreno segnata da posizioni ancora lontane e da un’intensificazione degli attacchi. Quello contro la sede dell’Sbu non è stato un raid di routine. Secondo Zelensky, il drone russo ha preso di mira direttamente “lo studio del capo” dei servizi di sicurezza. Un attacco a un obiettivo di tale rilevanza mostra ancora una volta la vulnerabilità della capitale ucraina di fronte alle incursioni russe.

La risposta di Zelensky è stata immediata: “Risponderemo in modo adeguato, significativo e, se possibile, proporzionale”, ha promesso. Il capo dell’Sbu, Oleksandr Poklad, indicato come il bersaglio dell’attacco, gli ha già riferito sui preparativi per la risposta: “I luoghi da colpire sono già stati stabiliti e il momento verrà scelto in modo da garantire i risultati”, ha spiegato il presidente ucraino. Il raid ha provocato almeno 12 feriti. L’esplosione ha inoltre danneggiato il Palazzo della Concistoria, edificio storico all’interno della Riserva nazionale di Santa Sofia, complesso inserito nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco.

Per il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, l’attacco rappresenta “una grave escalation” e dimostra la scarsa disponibilità di Mosca a una tregua proprio mentre riparte l’iniziativa diplomatica americana. La nuova fiammata militare complica così la missione di Witkoff e Kushner e si inserisce in una fase in cui diplomazia e guerra procedono parallelamente. Per Trump, riuscire a sbloccare almeno il dossier ucraino rappresenterebbe un risultato politico importante, ma la prosecuzione dei raid rischia di restringere ulteriormente i margini di manovra dei negoziatori statunitensi.

Washington continua comunque a tenere aperti i canali di comunicazione nel tentativo di costruire una piattaforma di mediazione che possa, in prospettiva, aprire la strada anche a un incontro diretto tra Zelensky e Putin. Intanto prosegue il logoramento dei raid incrociati nel Mar Nero. I droni ucraini hanno preso di mira una nave e un deposito petrolifero nell’area di Sochi, mentre gli attacchi russi hanno provocato un morto e tre feriti a Odessa e un morto e 12 feriti a Kherson. Sul campo di battaglia, Mosca continua inoltre a rivendicare limitati avanzamenti: venerdì il ministero della Difesa russo ha annunciato la conquista del villaggio di Gruzskoye, nella regione di Donetsk.

Witkoff e Kushner si preparano dunque a una missione complessa anche sul piano della sicurezza. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha escluso accordi diretti tra Mosca e Kiev per garantire la sicurezza durante la visita, mentre Zelensky ha chiesto alla Russia di sospendere i raid per tutta la durata degli incontri. Secondo il Kyiv Independent, Mosca avrebbe cercato di scoraggiare la tappa ucraina dei due emissari americani. Ma, secondo quanto comunicato venerdì sera dallo stesso Zelensky, l’itinerario resta confermato: prima Mosca e poi Kiev, dove Witkoff e Kushner sono attesi domenica.