Crisi abitativa in Spagna, Sánchez rilancia sulla casa: due nuovi decreti prima delle elezioni anticipate

Pedro Sánchez apre di fatto la campagna elettorale puntando sull’emergenza abitativa. Dopo lo scioglimento delle Camere e la convocazione delle elezioni anticipate del 29 novembre, il governo spagnolo ha approvato due nuovi decreti legge sulla casa, riproponendo parte delle misure bocciate venerdì scorso dal Congresso con i voti di Partito Popolare, Vox e Junts. I provvedimenti dovranno ora essere esaminati dalla Deputazione Permanente del Congresso, l’organo che esercita le funzioni parlamentari durante lo scioglimento delle Camere. Sul decreto principale Sánchez può contare anche sul sostegno del Partito Nazionalista Basco, che dovrebbe consentirne la convalida senza i voti di Junts.
Il primo decreto, in vigore da mercoledì 7 ottobre, reintroduce lo stop agli sfratti per le famiglie vulnerabili e prevede 10 miliardi di euro di prestiti a tasso zero, fino a 50mila euro, destinati a chi vuole acquistare la prima casa. Il pacchetto comprende inoltre 280 milioni di euro per aumentare l’offerta di edilizia residenziale, misure contro i fondi speculativi nel mercato immobiliare e una maggiore tassazione delle abitazioni destinate agli affitti turistici. Più incerto il destino del secondo decreto, che contiene tra le altre misure la proroga automatica dei contratti di affitto e limiti agli aumenti dei canoni. Proprio per i dubbi sulla maggioranza necessaria alla sua convalida, il provvedimento non entrerà immediatamente in vigore.
“È imperativo intervenire sul mercato della casa”, ha detto Sánchez, secondo il quale i prezzi hanno ormai superato “la regola della domanda e dell’offerta”. Per il premier non si tratta di “una questione ideologica”, ma di “umanità” e “buon senso”. La casa si prepara così a diventare uno dei temi centrali della campagna elettorale. Le proteste si stanno moltiplicando in diverse città spagnole: a Barcellona, al termine di una manifestazione convocata dai sindacati degli inquilini, lunedì sera si sono verificati scontri con barricate, 13 arresti e 30 agenti feriti. Gli organizzatori hanno parlato di 120mila partecipanti.
Anche i principali sindacati hanno confermato uno sciopero generale per le politiche abitative previsto in autunno, iniziativa duramente contestata dalla Ceoe, la confederazione degli industriali. Sánchez sembra voler costruire una campagna fortemente concentrata sul costo della vita e sull’accesso alla casa, sulla scia della strategia politica che ha caratterizzato l’ascesa di Zohran Mamdani. “Il governo continuerà a governare dando risposte ai problemi delle persone fino all’ultimo giorno”, ha assicurato il premier.
Intanto il clima elettorale si fa sempre più teso. Il leader di Vox Santiago Abascal e la presidente della Comunità di Madrid Isabel Díaz Ayuso hanno invitato gli elettori a non fidarsi del voto per posta, evocando il rischio di irregolarità. Il Partito Popolare ha però preso le distanze, definendo il sistema elettorale spagnolo “garantista”. A complicare ulteriormente lo scenario politico è il possibile ritorno in Spagna di Carles Puigdemont, dopo che la Corte costituzionale ha aperto alla possibilità di applicare l’amnistia anche al reato di malversazione contestato all’ex presidente catalano.
Puigdemont, che vive fuori dalla Spagna da nove anni, non ha ancora chiarito quando potrebbe rientrare nel Paese. Ha tuttavia ribadito che “l’amnistia in sé non è la soluzione” del conflitto politico tra Catalogna e Spagna e ha nuovamente rivendicato il diritto all’autodeterminazione. Il leader di Junts torna così al centro della scena proprio alla vigilia delle elezioni: il suo partito aveva contribuito pochi giorni fa alla bocciatura dei precedenti decreti sulla casa, nonostante l’accordo sull’amnistia fosse stato uno degli elementi decisivi per garantire a Sánchez la fiducia nel 2023. Il premier, per ora, evita lo scontro diretto: nessun incontro con Puigdemont è in programma. Ma la campagna per il voto del 29 novembre è appena cominciata.