Il Pd si gioca Lazzaroni e lancia la sfida: “Umiltà ed esperienza, la città merita risposte”

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La campagna elettorale ha cambiato passo nel momento esatto in cui Luca Lazzaroni, 66 anni, volto storico del centrosinistra arzignanese, si è presentato davanti all’ospedale “Luigi Cazzavillan” e ha annunciato la sua candidatura a sindaco.

Un gesto che, in una città abituata da diciassette anni a un governo monocolore, ha avuto l’effetto di una frattura: improvvisa, visibile, politica. La sua discesa in campo arriva mentre Arzignano vive una delle fasi più turbolente della sua storia amministrativa recente. La caduta della giunta Bevilacqua, le dimissioni a catena, il commissariamento, la rottura interna al centrodestra e la decisione dell’ex vicesindaco Riccardo Masiero di correre con una coalizione sostenuta da Fratelli d’Italia, Forza Italia e dalla civica “Ora Puoi” hanno trasformato il voto del 25 maggio in una partita aperta come non accadeva da anni.
Una situazione che ha costretto tutti gli schieramenti a ripensare strategie, linguaggi e candidati.

È in questo vuoto di equilibrio che si inserisce Lazzaroni, segretario del circolo Pd ValChiampo, figura conosciuta nel distretto conciario e nella politica locale: “Alla fine bisogna mettersi in gioco – afferma ricordando il giorno in cui arrivò in città nel 1987 – sono stato accolto da una comunità che oggi ha bisogno di ascolto, di relazioni, di tempo per affrontare problemi complessi”. La sua candidatura non nasce da un calcolo, ma da una richiesta del circolo: “Il partito ha ritenuto che, essendo una battaglia politica, servisse un profilo che conosce la città e le sue dinamiche. Ho accettato perché credo che Arzignano meriti un’amministrazione capace di guardare oltre le semplificazioni”. E il luogo scelto per l’annuncio – davanti l’ospedale – è un messaggio politico inequivocabile: “È un simbolo della cura che questa città ha saputo dare a sé stessa – spiega Lazzaroni – ma è anche il segno di un’inadempienza delle amministrazioni che si sono succedute, perché la sanità locale è stata progressivamente messa in secondo piano”.

La sua promessa è chiara: riportare la salute pubblica al centro del dibattito, discutendo con la cittadinanza, non nelle stanze chiuse. Lazzaroni parla con la franchezza di chi non deve costruirsi un personaggio: “La società è più complicata di quarant’anni fa. Richiede dialogo, lavoro di squadra, capacità di leggere problemi ambientali, industriali, viabilistici, sanitari. Vedo troppa semplificazione, quando servirebbero invece tempo e fatica”. E non risparmia un giudizio sul passato recente: “Non vedo in chi ha governato finora, né in chi oggi tenta di riciclarsi, l’umiltà necessaria per affrontare ciò che attende Arzignano”.

Il suo slogan – “fuori dal coro” – è una dichiarazione di metodo: “Lo dico io che sono il più anziano tra i candidati. Se vogliamo riconquistare chi è stanco di vedere sempre le stesse facce e gli stessi riti, dobbiamo essere davvero innovativi”. Dall’altra parte, Masiero costruisce la sua coalizione puntando sulla continuità amministrativa e sulla promessa di serietà e concretezza, mentre il centrodestra tradizionale cerca ancora un equilibrio dopo la frattura che ha portato al commissariamento. È un quadro in movimento, dove nessuno può permettersi passi falsi. Ed è proprio in questa incertezza che il centrosinistra tenta la carta dell’esperienza. Non un volto nuovo, ma un uomo che rivendica memoria politica, conoscenza del territorio e la capacità – dice – “di affrontare la complessità senza scorciatoie”. Una scommessa che punta a intercettare il voto di chi, dopo anni di stabilità apparente, oggi cerca affidabilità più che rotture. Anche in un campo diverso. Il 25 maggio Arzignano tornerà alle urne. E per la prima volta dopo molto tempo, la domanda non è chi vincerà, ma quale idea di città riuscirà a convincere un elettorato che non vuole più essere spettatore.

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