Un campo da calcio di rifiuti: “Il peso reale di una cattiva differenziata”

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Se per qualcuno le immondizie sono un sacco da buttare, per altri sono una fonte di guadagno importante. Per qualcuno possono essere un argomento di battaglia politica, per altri una leva per salvare il pianeta dall’inquinamento. Per qualcuno rappresentano il confine tra il comportarsi in modo civile e incivile per altri sono una inevitabile incombenza quotidiana per dare risposta ad una routine fatta di lattine, pannolini, deiezioni degli animali domestici.

Quello che mette d’accordo tutti, è che i rifiuti sono una questione sociale, il metro di misura che serve ad identificare la maturità ed il rispetto civile di una società, ma sono anche una delle leve più potenti per influenzare l’economia di un territorio e misurare lo stato di salute del pianeta.

A far capire cosa significhi “fare la raccolta differenziata”, e soprattutto farla bene, ci ha pensato Roberto Campagnolo, consigliere comunale e provinciale PD del comune di Bassano. All’indomani di un incontro organizzato per spiegare l’aumento delle bollette sottolineando l’importanza della gestione delle multiutility che gestiscono i rifiuti, sulla sua pagina social ha pubblicato una foto che non lascia spazio all’immaginazione.

10 punti percentuali di raccolta differenziata sono un campo da calcio ricoperto di immondizie.
“In un territorio a noi vicino, Castelfranco Veneto, differenziano tra l’85 e il 90%, nel nostro territorio tra il 75 e l’80% – ha spiegato Campagnolo – 10 punti percentuali in meno di raccolta differenziata, su una realtà da 100.000 abitanti, significano ogni anno qualcosa di molto concreto: un intero campo da calcio coperto da rifiuti secchi, alto circa come le porte, da mandare all’inceneritore”.

L’immagine evidenzia che ogni errore di conferimento, ogni pigrizia nel separare i materiali, ogni presa di posizione per discutibili motivi ideologici, rappresenta di fatto a costruire ed incrementare quella montagna di rifiuti inutili che alla fine deve essere bruciata.
Non si tratta di un numero, ma di peso, massa, volume, sporco, puzza, inquinamento, soldi.

E a fianco del danno ambientale e sociale, dietro ai cassonetti dove la gente conferisce cose a caso o nei rifiuti abbandonati vicino ai cassonetti infischiandosene del buon vivere civile, c’è un risvolto economico di “secco” che, in termini economici costa soldi alla comunità e in termini ambientali comporta tonnellate di emissioni nell’atmosfera.

Il “secco” infatti è la frazione più costosa da smaltire, per questo più alta è la qualità della differenziazione, minori sono i costi di gestione e di riflesso, meno pesanti sono le bollette.
Lo ha spiegato Giovanni Cattelan, presidente di Viambiente: “Quando la società risparmia, il risparmio si riflette nella bolletta”.

Campagnolo, con i fari puntati su Etra, ha evidenziato: “Etra è una società pubblica, dei Comuni quindi le scelte sono pubbliche, la responsabilità è pubblica, i margini di miglioramento ci sono. Non è un sistema che subiamo è un sistema che governiamo”.
Lo stesso vale per i cittadini: decidere di differenziare oppure no, decidere di lasciare i sacchi fuori dai bidoni o di inserirli al loro interno nel modo corretto, sono scelte personali. Che dipendono da due cose: l’educazione personale ed il rispetto per la società in cui si vive.

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