Uxoricidio di Pove: i figli della coppia nascosti in bagno durante la lite

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Mentre al piano terra il padre ammazzava a martellate la madre, al culmine di una violenta lite, i figli si erano rinchiusi in bagno, terrorizzati dallo scontro – pare l’ennesimo – fra i genitori. E’ questo il particolare drammatico emerso sul tragico uxoricidio avvenuto ieri pomeriggio in centro a Pove del Grappa, dove in un appartamento in via Bastianelli ha perso la vita una mamma di origini albanesi di 39 anni, Dorina Alla, uccisa dal marito di 51, Gezim Alla, di professione muratore.

La più grande dei due fratelli (che frequentano entrambi le scuole dell’obbligo) ha chiamato dal bagno la cugina che abitato poco lontano, ma quando la giovane è accorsa la violenza mortale si era già consumata. I due ragazzini, che hanno sentito gli urli della madre e sono fucciti al piano superiore, non avrebbero per fortuna assistito all’omicidio. E’ stato lo stesso assassino a chiamare poi i carabinieri, dicendo di aver ucciso la moglie e al loro arrivo ha aperto loro la porta.

Sul posto erano state fatte convergere numerose pattuglie e un’ambulanza del Suem 118, ma per la casalinga 39enne, colpita dalla cieca violenza del consorte, non c’è stato nulla da fare. All’arrivo dei militari i due figli sono subito stati portati via e fatti uscire per una porta secondaria e sono ora ospiti di un parente che vive nel Bassanese. Gezim Alla, dopo l’interrogatorio in caserma a Bassano, avvenuto in serata e nel corso del quale ha ammesso le sue responsabilità, è stato arrestato con l’accusa di omicidio e quindi trasferito nella casa circondariale Del Papa di Vicenza. A coordinare le indagini, la pm Alessia La Placa, che ha disposto l’autopsia sul corpo della vittima.

Dai primi riscontri, pare che la coppia, nonostante liti che recentemente erano diventate frequenti, non sono mai stati segnalati interventi delle forze dell’ordine o denunce. Al Telegiornale Rai del Veneto un parente avrebbe raccontato l’intenzione della donna di separarsi. Sotto shock tutta la comunità di Pove del Grappa, che conta appena tremila anime. Qui la famiglia albanese era arrivata nel 2017 e da qui, pare, si sarebbero trasferiti a breve in un altro comune della cintura bassanese.

“Non conosciamo Dorima, né conoscevamo Nidia, Marianna, Monica, Anna tutte vicentine uccise da un uomo, loro compagno o loro ex. Quello dei femminicidi – commenta Marina Bergamin, responsabile delle politiche di genere per Cgil Vicenza – è una pandemia senza fine. Inaccettabile. Ancora i giornali parlano di tragedia avvenuta per un raptus. Noi non lo crediamo. La violenza di genere, in tutte le sue forme, è l’estrema rappresentazione di una cultura che infesta la nostra società senza distinzione di ceto, classe sociale, territorio, età. Alla base c’è sempre un’asimmetria di poteri e una cultura maschilista e patriarcale fondata sul possesso e sul controllo delle donne. Bisogna dare il loro nome alle cose che accadono, ai fatti, agli atteggiamenti, bisogna riconoscerli. Bisogna operare tutti per diffondere una nuova cultura basata nel rispetto dell’altro, anche nei luoghi di lavoro, per un efficace smascheramento di ciò che si ammanta di amore ma amore non è. Ai due bambini di Dorima va il nostro pensiero. A tutta la famiglia la nostra solidarietà. Alla società intera un grido di allarme: consultori, centri antiviolenza, case rifugio siano strutturati e sostenuti. Le istituzioni siano formate per affrontare questi orribili fenomeni in crescita, esacerbati dalla pandemia”