CineMachine | Slither

REGIA: James Gunn
CAST: Elizabeth Banks, Nathan Fillion, Michael Rokker, Gregg Henry
ùGENERE: horror, fantascienza, commedia
DURATA: 95 minuti
DATA DI USCITA: 31 marzo 2006 (Stati Uniti)

Slither del 2006 per la regia di James Gunn;

Benvenuti a tutti. Oggi vi vorrei consigliare un film diretto da uno dei registi più in voga nello sconfinato mondo della Marvel Studios.

Sto parlando di quel piccolo folle genio di James Gunn che prima di portare sul grande schermo I Guardiani della Galassia – Vol. 1 e Vol 2 si era dedicato a ben altro tipo di produzione, come per l’appunto Slither.

Storia: In una tranquilla cittadina americana è caduto un piccolo meteorite. Grant Grant lo sfortunato uomo d’affari che per primo gli si avvicina, viene aggredito e contagiato da un minuscolo essere che si annidava dentro l’asteroide. L’alieno comincerà a comandare le azioni di Grant, pur mantenendone viva la memoria e la personalità. Da li a poco, sua moglie comincerà a notare dei cambiamenti fisici repentini e disgustosi e per Grant non ci sarà altro da fare che fuggire dalla sua abitazione e lasciarsi guidare dalla fame e dalla ferocia della creatura che è dentro di lui, facendo scempio del bestiame di alcuni allevatori locali e cominciando a contagiare tutta la città.

Un film d’invasione. Un film che riesce a miscelare perfettamente la tensione e il disgusto con momenti di umorismo e di drammaticità. La fotografia di Gregory Middleton ci fa passare da atmosfere più rilassate, con colori e luci più caldi, a momenti finali sempre più tetri e grotteschi.

Inoltre, il citazionismo di Gunn. Il modo con cui il regista riesce ad inserire dei rimandi ad altre opere, mostra la consapevolezza che quest’ultimo possiede in merito al cinema di fantascienza e al cinema dell’orrore. Da L’invasione degli ultracopri di Don Siegel a Il demone sotto la pelle di David Cronenberg. Da Society di Brian Yuzna agli zombi di George A. Romero.

Le tematiche che il film affronta sono quelle della politica, della religione e dei valori del matrimonio che qui sono oggetto di una satira corrosiva, che evidenzia la contraddittorietà di questi valori in un contesto superfluo e superficiale, dove esse sono non a servizio di un bene collettivo e dove individualmente non sono considerate come qualcosa di veramente importante, se non quando fa comodo far credere alle persone che siano – questi valori – fondamentali.

Una menzogna che viene disarcionata, facendoci capire quanta falsità possiamo mettere tra ciò che pensiamo e ciò che diciamo, tra ciò che diciamo e ciò che facciamo.

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