Un dono spiazzante

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Domenica un po’ cupa quella di oggi. Grigio il cielo, grigio il mio umore. Appena trascorsa una notte degna d’essere dimenticata, decido con mamma di passare il pomeriggio in centro a Bassano Del Grappa. L’umore, ripeto, non è dei migliori. Sono molto sedata e dunque rallentata mentalmente e fisicamente, e il mio sguardo perso nel vuoto non lascia adito a fraintendimenti. Però le ore che passo con mia madre sono sempre speciali, semplicemente tenendoci sottobraccio e guardando di qua e di là colorando tutto di commenti, confessioni, sorrisi. Quindi, metto da parte la stanchezza dovuta ai farmaci, il calduccio del divano e ci avviamo a Bassano. Durante l’escursione in centro, ci imbattiamo in alcuni stand di lavori fatti a mano. Mia mamma impazzisce, si ferma a guardarli tutti. E mentre si fa una cultura di ogni cosa esposta, io mentalmente già mi pregusto un ottimo infuso che avremmo bevuto di lì a poco. Verso la fine del tour-mercatino, mia mamma mi prende per mano distogliendomi dal nulla in cui mi stavo perdendo e mi dice di guardare con lei quei lavoretti fatti a mano. Per carità, erano davvero ben confezionati e lavorati egregiamente, ma visto il vuoto del mio portafogli non avrei potuto permettermi neppure la busta. E, ricordo, non ero dell’umore. Ci stavamo allontanando quando la commessa ci ha fermate e ha voluto spiegarci per filo e per segno ogni lavoro e ogni procedimento necessario per creare quelle piccole meraviglie. Non ero ben disposta, ho detto subito “scusi ma siamo di fretta” e lei mi ha spiazzata dicendomi che avrebbe fatto una descrizione veloce e sbrigativa. Ci illustra dal primo all’ultimo oggetto in, è stata di parola, circa 5 minuti. Ci siamo complimentate e stavamo per andarcene quando noto una borsa all’interno del banco, non esposta insomma. Ho, come mio solito, fatto una battuta/complimento sulla borsa in questione. Non c’era alcun doppio fine a quel commento ingenuo, mirato solo a esprimere un parere su un capo davvero particolare. La commessa, senza pensarci un attimo, entra, toglie le cose dall’interno della borsa, e me la porta. Sia chiaro, non era in vendita. Era sua personale. Io imbarazzata ho ribadito che il mio voleva semplicemente essere un apprezzamento. E lei ribatte “E’ tua. Pensa è stata fatta a mano da una signora che ora è in casa di riposo”. Detto ciò si volta verso la collega, bisbigliano qualcosa, poi torna da me e mi dice “offerta libera”. Il coraggio di pronunciare un prezzo non l’ho avuto, talmente bella era quella borsa, e talmente spiazzata ero da quella signora gentile. Le spiego che gli darei anche 30 euro, se non addirittura 35, ma sono senza lavoro da molti molti anni e non posso proprio permettermi spese di alcun tipo. Mi suggerisce, toccandomi una mano, di pregare San Giuseppe e di non smettere mai di lottare, indipendentemente da quanto stanca io sia perché, parole sue, “ti si legge in viso che sei provata”. Mi chiede poi come mai non ho lavoro visto che sono giovane e bella, io le rispondo di sfuggita con un “motivi di salute, oltre alla scarse opportunità”. Chiacchieriamo di questo per un paio di minuti, a mamma intanto, che si era appartata leggermente, si erano inumiditi gli occhi.

“Ti chiedo dieci euro, meno non posso proprio. Te la regalerei ma la mia collega mi uccide” se ne esce ad un certo punto. E’ fatta, mamma piange. Io imbarazzata rifiuto, non è mio solito sfruttare le persone. Lei insiste, è una sorta di regalo che mi vuole fare, per lei quella borsa mi appartiene. La infila in un sacchetto, le do i soldi concordati, e poi ci salutiamo, non prima di sentirmi dire che pregherà per me.  Prende due bracciali da una ciotola e ne porge uno a me e uno a mamma, augurandoci una buona giornata e rassicurandoci che qualcuno dall’alto veglierà sempre su di noi.

Commosse entrambe, ce ne andiamo. Ci allontaniamo di qualche banco. Ma ho qualcosa da chiedere a quella signora/angelo che senza nulla di dovuto o in cambio di alcunché è stata così gentile e attenta ai miei segnali.

Torno indietro, mi avvicino e le dico “Scusi, la disturbo un attimo solo. Ha fatto davvero tanto per me oggi, mi ha fatto una carezza che raramente ricevo. Da estranei poi, non accade mai. Visto che mi sembra una brava signora, e di gran cuore, le vorrei chiedere un favore. Non preghi per me, o comunque, non solo per me. Preghi soprattutto per mia mamma, la quale è credente, ma spesso non ha neppure il tempo di pregare a causa mia, in quanto riserva ogni sua energia a me e ai miei bisogni. Quindi, le chiedo col cuore in mano, preghi per lei, preghi perché le venga data la forza, il sollievo, e il benessere del quale necessita e che merita”.

Ecco, si è commossa anche la commessa ora.

Nel tragitto verso casa rifletto sul fatto che persone buone, dopotutto, esistono ancora. Persone che vanno oltre il materiale e si concentrano sull’animo, sulla ricchezza interiore. Persone che se e come possono, donano conforto. E pensare che basta così poco, per allietare la giornata a qualcuno e per alleviare le pene di questa pesante vita.

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