A Cannes vince Kore’-eda, premiati gli italiani Fonte e Rohrwacher

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“Un affare di famiglia” del giapponese Hirokazu Korè-eda ha vinto la Palma d’oro del 71.mo Festival di Cannes, ma grandi soddisfazioni anche per il cinema italiano con Marcello Fonte che ha vinto il premio come miglior attore per “Dogman” di Matteo Garrone, mentre Alice Rohrwacher è stata premiata per la miglior sceneggiatura per “Lazzaro felice”, classificatosi ex equo con “Three Faces” di Jafar Panahi. Grand Prix a Spike Lee, premio della giuria a “Cafarnao”.

“Un affare di famiglia” è la storia di una famiglia in cui non c’è neppure un legame di sangue. Nella casa di un’anziana che vive della sua pensione, si sono istallati a varie riprese e con vari ruoli una donna, il suo compagno, un ragazzino trovato abbandonato in un’auto, un’altra giovane donna, e infine una bimba piccola maltrattata che viene accolta nella famiglia e inserita nella pratica di “shoplifter”, ovvero ‘taccheggiatrice’, con cui mandano avanti la difficile economia familiare. “Spero che i Paesi che normalmente si affrontano qui si incontrino attraverso il cinema – ha detto il regista – vorrei condividere con i due registi che non sono potuti essere qui a Cannes e i giovani che stanno iniziando questo mestiere”.

Ma è con Roberto Benigni sul palco con il suo solito entusiasmo, che l’Italia trova un secondo riconoscimento, in un francese sgrammaticato ma emozionante, ha consegnato il premio a Marcello Fonte, memorabile protagonista del film di Matteo Garrone, Dogman, che ha vinto il premio per la miglior interpretazione maschile. “Da piccolo a casa mia, pioveva sulle lamiere e io chiudevo gli occhi e mi sembrava di sentire degli applausi. Ora apro gli occhi e vedo che ci siete voi: sento un calore come in famiglia e credo che la mia famiglia sia il cinema e ringrazio anche la sabbia di Cannes, di cui ogni granello è importante. Ringrazio Matteo che si è fidato e ha avuto il coraggio, non so come, di darmi questo ruolo”, ha commentato il premio Fonte.

Un altro momento commovente è stato quello dell’assegnazione del premio della giuria consegnato da Gary Oldman, che ha scherzato: “difficile fare meglio di Roberto Benigni”, all’attrice e regista libanese Nadine Labaki (Caramel) che firma Cafarnao (che prende il nome dalla città della Galilea dove Gesù iniziò la sua predicazione), epopea di un ragazzino delle bidonville di Beirut, interpretato dal vero rifugiato siriano Zain Al Rafeea che incontriamo in un tribunale dove ha deciso di denunciare i suoi genitori “per averlo messo al mondo” mentre lui è in carcere per aver accoltellato un uomo.

Un ‘fuori programma’ invece quello di Asia Argento
che, chiamata a consegnare il premio come miglior attrice a Samal Yeslaymova per “Ayka” di Sergey Dvortsevoy, ha preso il microfono e ha detto: “Nel 1997 sono stata violentata da Harvey Weinstein, qui a Cannes. Avevo 21 anni, questo festival era il suo terreno di caccia. Voglio fare una previsione che non sia mai più benvenuto qui. Anche stasera, seduti in mezzo a voi – ha aggiunto rivolgendosi alla platea – ci sono quelli che devono ancora essere ritenuti responsabili della loro condotta contro le donne. Voi sapete chi siete, ma soprattutto noi sappiamo chi siete e non vi permetteremo di farla franca più a lungo”.

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