Ex Ilva, spenti tutti gli impianti dell’area a caldo: così finisce un’era

Finisce un’era per l’ex Ilva dopo che tutti gli impianti dell’area a caldo sono stati spenti. “Da questa mattina non c’è più nulla di acceso”, ha detto il direttore generale di Acciaieria d’Italia in amministrazione straordinaria Maurizio Saitta ai sindacati durante l’incontro al ministero del Lavoro sulla cassa integrazione. Le procedure di spegnimento degli altiforni sono iniziate negli scorsi giorni dopo la pronuncia della Corte di Cassazione, che ha confermato il decreto dei giudici di Milano che stabiliva lo stop dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto.
Le reazioni. La notizia ha provocato la reazione dei sindacati che oggi si sono riuniti al ministero del Lavoro per un incontro sulla richiesta di cassa integrazione formulata da Acciaierie d’Italia, ex Ilva, per 8.600 dipendenti in conseguenza della fermata degli impianti dell’area a caldo. “L’incontro non è andato per niente bene”, ha fatto sapere Loris Scarpa, della Fiom Cgil, uscendo dall’edificio al termine della riunione. “Noi abbiamo detto al ministero e all’amministrazione straordinaria che devono garantire la continuità degli stabilimenti e anche la continuità salariale dei lavoratori”, ha chiarito Scarpa, precisando che i sindacati non accettano “l’idea per cui questi decidono di cambiare il sistema di pagamento delle retribuzioni dei lavoratori con il pagamento diretto dall’Inps con ricadute sui lavoratori”.
La scelta del governo di azzerare i fondi per la decarbonizzazione è stata invece ampiamente criticata dal segretario generale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, che ha contestato lo spostamento dei 720 milioni di euro verso altri capitoli di spesa. “Una scelta grave e inaccettabile, in aperta contraddizione con gli impegni assunti dal governo con le organizzazioni sindacali”, ha commentato il leader della firma sindacale che ha richiamato gli impegni assunti il 27 ottobre a Palazzo Chigi per affrontare la crisi dell’ex Gruppo Ilva, che coinvolge oltre 15mila lavoratori tra occupazione diretta e indotto.
In tutto questo, anche le opposizioni vanno contro l’azzeramento dei fondi per la decarbonizzazione. Una decisione, hanno dichiarato le senatrici di Italia Viva Annamaria Furlan e Silvia Fregolent, che “rischia di compromettere definitivamente il futuro dello stabilimento di Taranto e dell’intera siderurgia italiana”.