La mamma di Domenico chiede “Giustizia e verità”

Chiede giustizia e verità, Patrizia, la mamma di Domenico, il bambino di 2 anni morto dopo aver subito il trapianto di un cuore danneggiato. E intanto, fuori dall’ospedale Monaldi di Napoli, dove il piccolo era ricoverato dal 23 dicembre, è stato creato un commosso memoriale con fiori e biglietti. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha poi voluto ricordare il piccolo e ha sollecitato “le autorità competenti a fare piena luce”.
Intanto la procura di Napoli ha notificato un avviso di garanzia a ciascuno dei sei sanitari dell’ospedale Monaldi iscritti nei giorni scorsi nel registro degli indagati nell’ambito delle indagini sul trapianto di cuore fallito dello scorso 23 dicembre, costato proprio la vita al piccolo Domenico. Nell’avviso di garanzia emesso nelle scorse ore l’ipotesi di reato risulta ancora quello di lesioni colpose gravissime. Ma nei prossimi giorni, quando verrà comunicata agli indagati la data dell’esame autoptico, verrà anche notificata la nuova ipotesi di reato di omicidio colposo.
Secondo il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi. “Si spera che una volta concluse le indagini si proceda per omicidio volontario non per omicidio colposo. Dall’esame della cartella clinica ci sono tutti i presupposti per configurare il dolo eventuale, che comporta l’omicidio volontario”, ha sottolineato lo stesso Petruzzi.
I carabinieri del Nas hanno inoltre sequestrato i cellulari dei sei indagati. Tra l’altro, è emerso, con la morte del bimbo ai sanitari indagati se ne dovrebbero aggiungere anche altri. Gli inquirenti della VI sezione (sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante, procuratore aggiunto Antonio Ricci) hanno anche disposto il sequestro della salma di Domenico. E al termine dell’esame autoptico il muscolo cardiaco sarà posto sotto sequestro in vista degli accertamenti medici che verranno disposti dagli investigatori.
I carabinieri del Nas di Napoli sono tornati proprio ieri al Monaldi, dove si è recato anche il procuratore Ricci. Gli accertamenti vogliono cercare di fare chiarezza sulla catena di eventi che avrebbe portato al danneggiamento dell’organo, prelevato a Bolzano da un tram di sanitari arrivati da Napoli, e “bruciato” dalla bassissime temperature a cui è stato esposto per tutto il viaggio di ritorno. Gli inquirenti stanno approfondendo anche tutto ciò che riguarda le date di acquisto e la disponibilità dei box di ultima generazione per il trasporto degli organi. Secondo quanto emerso al Monaldi ce n’erano tre, rimasti inutilizzati, ai quali è stato preferito, quel giorno, uno non adeguato alle linee guida, ma che sarebbe stato comunque efficace se fosse stato adoperato il giusto refrigerante. Gli inquirenti partenopei attendono poi gli atti acquisiti a Bolzano dal Nas di Trento, contenenti anche le testimonianze raccolte nell’intento di comprendere chi abbia reperito il ghiaccio secco (erroneamente usato al posto di quello tradizionale) sistemato nel frigo dell’equipe napoletana. Il cuore, com’è ormai noto, malgrado fosse compromesso dal gelo è stato comunque impiantato nel bimbo e non è mai ripartito.