Sparatoria a Milano, ferito gravemente un 30enne cinese con problemi psicologici

Una sparatoria è avvenuta a Milano non lontano dal luogo dove Abhderraim Mansouri, 28enne di nazionalità marocchina, è stato ucciso lunedì scorso da un agente di Polizia. Questa volta a colpire è stato un cinese di 30 anni “con gravi problemi psicologici” secondo i familiari. I fatti sarebbero avvenuti dopo che l’uomo avrebbe sottratto l’arma a una guardia giurata. Quindi l’intervento della polizia e lo scontro a fuoco che ha portato al grave ferimento del giovane.
La zona è stata blindata per i rilievi della Polizia Scientifica e la Procura di Milano sta acquisendo tutti i video delle telecamere presenti nella zona e sentendo i testimoni per ricostruire la dinamica esatta della sparatoria. Gli accertamenti in vista dell’apertura di un fascicolo sono stati disposti dalla pm Simona Ferraiuolo e dal procuratore capo Marcello Viola. Solo lunedì scorso c’era stato un altro scontro a fuoco sempre nel quartiere della periferia sud di Milano. In quello che resta del boschetto della droga, Abhderraim Mansouri, 28enne di nazionalità marocchina, è stato ucciso da un agente di Polizia in borghese nel corso di un controllo, dopo che aveva estratto una Beretta 92 che è poi risultata essere a salve.
Dalla Cina, dove risiede la famiglia del 30enne che ha sparato alla polizia, era partito un appello sui social per la sua scomparsa, per chiedere aiuto a chi poteva dare qualche informazione per ritrovarlo. Nell’appello, la moglie dell’uomo aveva spiegato: “Mio marito lavorava a Milano, quando alla fine gli sono stati rubati sia i soldi che il telefono. L’enorme paura, il senso di impotenza e la disperazione di essere solo e senza aiuto in un Paese straniero hanno fatto crollare del tutto la sua salute mentale, già provata da un’enorme pressione, portandolo a una grave depressione. Era partito per darci una vita migliore. Ora, a causa del suo crollo psicologico, è scomparso e vaga da solo per le strade di Milano”.