CineMachine | Arrival

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REGIA: Denis Villeneuve
CAST: Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker, Michael Stuhlbarg
GENERE: Fantascienza, Drammatico
DURATA: 116 minuti
DATA DI USCITA: 19 gennaio 2017

La fantascienza va oltre allo Star Wars: Episodio VII di J.J. Abrams, va oltre al Independence Day: Rigenerazione di Roland Emmerich e si riavvicina un pochino a quell’immaginario fantascientifico che quel grandissimo genio di Stanley Kubrick ci ha regalato con il suo intensissimo e stupendo 2001: Odissea nello spazio.

Guardando bene, sembrerebbe che i film di fantascienza abbiano bisogno di titoli esplicativi per aprire queste storie ambientate nello spazio ed invece, in Arrival di Denis Villeneuve, abbiamo una sola parola: “arrival” traducibile come “la venuta” o “io arrivo”. Chi sta arrivando? Chi sono questi nuovi “venuti”?

Non siamo nello spazio, bensì sul pianeta terra, su cui è giunta una razza aliena sconosciuta. In diversi luoghi del mondo sono spuntati questi “gusci”, queste navicelle spaziali molto particolari e molto affascinanti, e sembrerebbe esserci un primo contatto. Le forze militari dei diversi paesi si sono mobilitate per tenere la situazione sotto controllo e cercare di superare questa nuova crisi globale. Sembrerebbero gli Stati Uniti a portare avanti un approccio più diplomatico con questi visitatori. Una famosissima linguista ha accettato di collaborare con l’esercito e di incontrare gli alieni. Questa è la dottoressa Louise Banks (Amy Adams) che, insieme al dottor Ian Donnelly (Jeremy Renner), cercherà di creare un vero e proprio contatto, provando a codificare il sistema di comunicazione dei nuovi visitatori, nell’intento principale di capire a quale scopo questi esseri siano giunti sulla Terra e risolvere così le dispute che si stanno aprendo tra le diverse nazioni, soprattutto con la Cina, per una soluzione militare decisiva.

Un film di cui si può respirare il fascino dal primo all’ultimo fotogramma. Ero dubbioso sulle effettive capacità di questa pellicola, ma alla fine non me ne sono certo andato con l’amaro in bocca, anzi mi sono permesso di citare anche 2001: Odissea nello spazio, quindi, per quelli di voi che conoscono questo capolavoro, capirete che non è un film da scartare.

Arrival è un film (non un capolavoro) che parla dell’importanza del linguaggio e di come questo possa influenzare il nostro modo di pensare le cose con cui ci scontriamo ogni giorno e ne parla senza perdersi troppo in tecnicismi forzati, se non per brevi momenti, in cui anch’io ho percepito un certo smarrimento. Il regista, Denis Villeneuve, porta sul grande schermo, in modo eccellente, una fantascienza più sofisticata, di grande impatto, che s’inserisce molto bene anche nel fragile rapporto che esiste tutt’oggi fra le diverse nazioni.

La diversità, non solo tra gli alieni e noi, ma anche tra noi esseri umani, spaventa. Con il meccanismo del linguaggio possiamo capire quanto è facile fraintendersi e ricadere nel conflitto. Quante volte abbiamo litigato con qualcuno perché non ci siamo capiti? Perché abbiamo frainteso le sue parole o le sue intenzioni? Le minacce ci sono, ma è difficile riconoscere quali siano quelle reali.

Alla fine è la grande sensibilità della nostra protagonista e quelli che sono o saranno i suoi traumi (sono ad un passo dallo spoiler, ma mi voglio trattenere per il bene che vi voglio) a chiarirci quanto la nostra esistenza sia fragile e quanto essa sia permeata dal conflitto che viviamo con gli altri, ma anche non noi stessi. Amy Adams è bravissima nel farci vedere un personaggio tormentato e il montaggio che Villeneuve crea amplifica ancora più questo tormento. Quello della Adams è però anche un personaggio deciso che rivela le sue fragilità, ma le accetta per quello che sono. Un monito di quanto sia intensamente bello vivere, pur sapendo che non tutto potrà sembrarci giusto. Ma con la consapevolezza che qualsiasi cosa accada, potremmo essere consapevoli che siamo esistiti, che siamo entrati profondamente in contatto con la nostra esistenza, anche se tormentata dalle sofferenze più forti, e non ci siamo tiranti indietro. Abbiamo sentito di aver partecipato. Abbiamo sentito di amare e di essere amati. Abbiamo sentito la vita e di vivere. Come diceva Oscar Wilde: “Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, ecco tutto”. Esistere, esserci qui ed ora, nell’arco di quell’illusione chiamata “tempo”, è una bellissima occasione. Vediamo di non sprecarla.

Buon Cinema a tutti!

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