Popolari Venete, risparmiatori azzerati contro il Governo: “Violato diritto al risarcimento” VIDEO

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Pagherà lo Stato le nuove insegne delle filiali di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, dopo l’acquisizione delle popolari venete da parte del gruppo Intesa San Paolo: per un costo di cinque milioni di euro. Lo hanno scoperto le associazioni dei risparmiatori che si sono radunate in piazza dei Signori venerdì sera a Vicenza per protestare contro il decreto del governo emanato lo scorso fine settimana. Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza e in Veneto Banca, le associazioni del coordinamento don Torta e la Casa del Consumatore, proprio venerdì sono entrate in possesso del contratto fra Governo e Intesa San Paolo.

Per la Questura in piazza erano in 500, per gli organizzatori un migliaio tante persone di mezz’età e anziane, che hanno perso i risparmi di una vita, armati di cartelloni, striscioni e fischietti: risparmiatori e azionisti che si sentono beffati e chiedono giustizia. Con loro, anche Gianluigi Paragone, conduttore della Gabbia su La7 (“licenziato” da Cairo proprio in questi giorni e autore del libro Gang Bank), che non ha voluto mancare all’appuntamento vicentino e ha incitato i presenti a diventare “cattivi”: “vi sono stati negati tutti i diritti, vi è stato tolto qualcosa garantito dalla Costituzione. Siete vittime di un crimine finanziario, figlio di questa cultura neoliberista: andiamo ad invadere un’autostrada, andiamo a prendere a Roma quello che vi spetta, dovete essere un problema per la classe dirigente di questo paese”.

Prima di lui (e prima che l’avvio della fiaccolata in centro fosse interrotta da un temporale) arrampicati alle colonne di piazza dei signori con un autoparlante si erano alternati don Enrico Torta (che si è appellato agli uomini del governo, “perché il benessere deve servire l’uomo e non il business” e che ha invitato tutti a recitare insieme un Padre Nostro), e i rappresentanti delle diverse associazioni che hanno arringato una piazza dove oltre ai cartelli di protesta sventolavano solo alcune bandiere di Veneto Autonomo e del leone di San Marco. Fra il pubblico, il senatore Enrico Cappelletti dei Cinque Stelle e Filippo Busin della Lega Nord, nonché una serie di sindaci e amministratori giunti principalmente dall’Alto Vicentino (Marano, San Vito di Leguzzano, Thiene, Trissino, Zanè, Schio, Santorso e Torrebelvicino, insieme al primo cittadino di Montebelluna).

L’accusa principale è lanciata in piazza contro il governo: il passaggio a Intesa San Paolo era stato costruito da tempo, “perché un decreto come quello di domenica scorsa non è frutto del lavoro di pochi giorni, ma di mesi”. Il contratto sarebbe largamente sbilanciato in favore di Intesa e conterrebbe ben 30 deroghe alle leggi vigenti, “e presenta profili di incostituzionalità”.

A riassumere la rabbia della piazza (qui il video con gli interventi), Luigi Ugone di “Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca: “Ci avete pugnalato con questo decreto che cancella diritti civili e costituzionali. Ci avete derubato il diritto a farci risarcire. Chiediamo l’immediata sospensione del decreto. E’ inimmaginabile un voto favorevole in Parlamento a questo stupro dei diritti civili. Verremo a Roma e vi guarderemo in faccia”.

Elena Bertorelli della Casa del Consumatore si è appellata invece alle forze politiche perché da lunedì il decreto venga emendato e di possibili modifiche ha parlato anche l’avvocato Renato Bertelle. Finiti gli interventi, con una parte di vicentini ad assistere, il corteo si è avviato in corso Palladio, ma la pioggia è iniziata copiosa con fulmini e lampi e ha costretto i partecipanti a disperdersi.

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